Archive for the ‘Senza categoria’
Della email e di altri demoni

Di Francesco Fumelli
La posta elettronica (come del resto la totalità di Internet) è la più grande invenzione lasciateci dalla guerra fredda L’email in particolare – tra tutti i servizi resi possibili da Internet – ha rappresentato sin dall’inizio una vera rivoluzione nell’uso del computer ed ha costituito un reale amplificatore della produttività e della capacità personale di comunicare in maniera globale.
Usata impropriamente (specie se in volumi eccessivi) tuttavia la posta elettronica può diventare una sorta di schiavitù e un problema. Da utente “evoluto” della posta elettronica (che da ora in avanti definiremo semplicemente email) provo a sintetizzare alcuni suggerimenti utili per un suo utilizzo efficace.
Ho spedito (e letto) i primi messaggi via computer attraverso la rete ITAPAC nei primi anni 90, quando Internet era ancora un privilegio raro (e costoso) per pochi. Erano i tempi dei newsgroup USENET e delle prime chat, prima dell’avvento del Web su larga scala. Da allora molti, moltissimi messaggi email sono transitati sui miei computer. Per lavoro, per svago e per ogni altro motivo ne sono quindi un tipico utilizzatore massivo. Nessuno penso possa sostenere che l’email non sia comoda e rapida e soprattutto poco costosa. Il più utile ed immediato dei moderni mezzi di comunicazione. Proprio per questo non perderò tempo a scrivere perché l’email sia una grande invenzione e tutti gli aspetti per i quali è decisamente utile. Esistono – ma ovviamente non condivido – le tesi che la vedono come una attività capace di minare la produttività aziendale o personale.
Tuttavia non si può non riconoscere che quando ci si trova immersi in un flusso continuo di messaggi tra PC, Blackberry e altri device “always online” la gestione della propria email diventa un fattore molto importante della propria vita privata e professionale.
Chi – rientrando dalle ferie – si è trovato a smaltire centinaia di email arretrate “libere” nella propria inbox, può docilmente capire di cosa parlo.
Tra beep, avvisi popup e notifiche di messaggi, il rischio è che il proprio tempo diventi qualcosa di simile all’intervallo sospeso tra una email e l’altra. Se non si adottano poche semplici regole l’email irrompe nel proprio tempo e disturba la concentrazione.
Questo breve testo propone alcune tecniche utili per far fronte all’impatto del crescente (e talvolta abnorme) volume di email da gestire.
La finestra di attenzione
Primo fattore a rischio è l’impatto sulla propria attenzione. Per lavorare, progettare e pianificare – insomma quando si eseguono lavori cerebrali – occorre trovarsi in uno stato di concentrazione attiva, profondo e prolungato. La finestra della concentrazione attiva o creativa, (quando la parte destra del cervello assume il controllo dei processi) richiede secondo alcuni studi un tempo medio di almeno 3-4 ore per andare a regime. Questo tempo comprende l’ingresso nello stato di concentrazione ed il suo mantenimento. Sulla misura effettiva di 3 ore, 2 o 4 si può discutere e non esiste un parere univoco, anche se su web si trovano molti di studi a riguardo. Tuttavia è evidente come un certo tempo per questa attività debba essere messo in conto. Questo tra l’altro spiega perché solitamente (nei lavori cerebrali) si produca meglio di notte, un periodo di tempo dove usualmente non si viene interrotti di frequente. Non è interessante per questo testo approfondire la misura di questa finestra temporale, (che può variare anche da soggetto a soggetto o da lavoro a lavoro), ci basti accordarsi sul fatto che un tempo che chiameremo “finestra di concentrazione” è un dato di fatto.
Un flusso asincrono
L’email è una forma di comunicazione asincrona che – a differenza della comunicazione faccia a faccia o telefonica – è sempre “differita” e non richiede la presenza dei due soggetti all’interno dell’information loop nel medesimo momento.
Questo è senza dubbio un aspetto positivo, perché ognuno può scegliere quando leggere e rispondere ai propri messaggi, in accordo con il proprio tempo e la propria vita.
Il primo dei problemi nella gestione dell’email, trova origine nella abitudine di molti utenti (sempre di più) di lasciare il proprio client (il programma per leggere e rispondere alla posta elettronica) sempre attivo ed in lettura automatica. Questo è il primo comportamento da evitare se non si vuole interrompere la propria finestra di attenzione.
Ogni messaggio in arrivo infatti ha il potere di distrarre, anche se messaggio ininfluente o addirittura spam.
Questo effetto sarà tanto peggiore quanto più invasive saranno le notifiche attivate, beep, finestre e popup. Inoltre chi lascia il proprio client email sempre aperto, tende a pretendere risposte immediate alle email che invia. Chi di noi non ha mai pensato: – Cavolo, Luca non mi ha ancora risposto! E pensare che gli ho scritto da quasi 1/4 d’ora…
Il client di posta
Il pessimo uso del client di posta si declina in specifico in 2 comunissimi errori:
1- Lasciare aperto il programma continuamente. Con la lettura della posta automatica a intervalli regolari.
2 – Configurare il programma per presentare avvisi visivi o sonori (notifica) per ogni mail ricevuta.
Allo stesso modo chi possiede un Blackberry dovrebbe spegnere le notifiche delle email in arrivo. Lasciate attive quelle per le chiamate e gli SMS ma ammutolite senza pietà la notifica delle email. E’ per la vostra sanità mentale…
Gestire la posta elettronica richiede del tempo e buone tecniche di filtraggio. Lo spam è – paradossalmente - la tipologia di email più facile da gestire, è immediatamente riconosciuto come tale e cestinato. Le email personali sono anch’esse facilmente gestibili, solitamente si risponde velocemente e senza perdere molto tempo: – Ciao Marco, ok ci vediamo stasera a casa di Elisa - chiama tu Martina.
Le email di lavoro – specie quella che si possono definire “task oriented” – sono invece le più impegnative. Necessitano di risposte celeri e al tempo spesso ponderate e per questo causano una evidente caduta di attenzione rispetto alle attività in corso.
Per gestire, capire e rispondere a questo tipo di email occorre soffermarsi, valutare e pensare.
Sono queste generalmente le email che ci vedono maggiormente combattuti tra la necessità di rispondere celermente (ci si aspetta da noi una risposta rapida) e l’esigenza di non perdere la concentrazione sul lavoro in atto. Anche la messaggistica istantanea (Messenger, iChat, Gtalk, Skype e altri) è una enorme fonte di distrazione. Personalmente non ne faccio largo uso, tuttavia la trovo anche peggiore della posta elettronica – quanto a capacità di distrazione – per le continue notifiche che intervengono (anche solo per segnalarci che uno dei propri contatti è passato online o offline).
Strategie
Ovviamente la soluzione a questo scenario non può essere il semplice “non leggere la posta”. Anzi, il mio consiglio è di approfittare di ogni interruzione che si presenti per farlo. Una telefonata, la visita di un collega, la pausa caffè. Ogni momento di interruzione e distrazione (comunque provocato) è il candidato ideale per la lettura della posta elettronica.
Personalmente ho l’abitudine di leggere la posta ad ogni telefonata. In ogni caso il ragionamento da fare è ormai interrotto, posso leggere la mail.
Ecco un dialogo divertente e probabilmente non così paradossale (la scena si svolge in ufficio davanti alla macchinetta del caffè):
Luca: Ciao, come stai?
Lucia: Benissimo…tu?
Luca: Bene, senti hai visto la mia email sul problema di Clippex?
Lucia: No, scusami, oggi non ho ancora guardato la mia posta…
Luca: COSA???!! Ma sono le 9.30! si batte la fiacca eh!?
Devo ammettere di essermi trovato a volte nei panni di Luca e a volte in quelli di Lucia. Spesso si pretende che una email inviata alle 9 sia già stata evasa dal destinatario alle 10. Occorre invece prendersi il tempo per rispondere. Si può discutere a lungo circa il tempo medio di risposta atteso. Ovviamente la prima variabile è il tipo di lavoro. Se ci si occupa di assistenza clienti ad esempio 2 o 3 ore possono anche essere molte.
Se tuttavia il vostro lavoro non vi espone direttamente alle problematiche di help-desk o customer-care, non avere letto una mail in due o anche tre ore non significa affatto essere improduttivi e non è comunque cosa di cui vergognarsi.
Loop infinito
Una delle trappole in cui l’email ci porta a cadere spesso è quella del problem solving infinito.
La posta elettronica è un mezzo di comunicazione, si mandano e si ricevono messaggi a e da altri soggetti. Alcuni di questi sono trasmissione di dati semplici, altri sono “rumore” e alcuni (molti di quelli di lavoro) sono richieste di analisi e problem solving. Si parla di un problema, si formulano scenari, domande, si ipotizzano risposte, possibili soluzioni e modalità di approccio. Nulla di sbagliato. Anzi la posta elettronica è un buon mezzo per capire e gestire problemi. Permette di storicizzare le discussioni, cercare, confrontarsi ed approfondire.
Sfortunatamente esistono alcune tipologie di problemi che non si risolvono mai solo con lo scambio di mail. Quando incontrate uno di questi problemi (che riconoscete perché vi portano in un vortice infinito) è il momento di fermare la catena delle email e agire diversamente.
Mail lunghissime “task oriented” con liste di cose da fare che si aggiungono via via a 2, 4, 8 o 16 mani prima o poi fanno perdere il senso stesso della discussione. L’analisi delle funzionalità di un software o le discussioni sulle misure tecniche da adottare per una procedura, sono esempi di una discussione via email che può crescere a dismisura avvitandosi sempre su se stessa.
In questo caso può servire spezzare la singole email in varie più piccole – tematiche – (usare bene il campo “subject“) o spostare il mezzo di discussione verso riunioni o colloqui a voce. La lunga mail di dibattito tecnico “task oriented” (specie se tra più di due soggetti) tra l’altro tende a portare i partecipanti ad ignorare le posizioni altrui per ribadire ad oltranza le proprie tesi. Raramente via email si riesce a dibattere a lungo attorno a questioni tecniche senza che si stabiliscano posizioni preconcette. Qualche esempio di scambi di email improduttive? Ecco alcuni temi (testati personalmente) su cui potete cimentarvi:
Mac vs. Windows o iPhone vs, Blackberry. Ancora: meglio MS Office o OpenOffice? oppure: Windows è un sistema sicuro?
Queste stesse tematiche – se gestite ad esempio in una conference call via Skype – portano i partecipanti verso posizioni più pragmatiche e meno radicali.
Questo non significa che la posta elettronica non sia un grande strumento per il problem solving in genere, semplicemente quando la discussione arriva al punto da generare più rumore che chiarimenti, è necessario cambiare media.
Infiammarsi (flaming)
Per motivi a me ignoti ogni emozione personale (specie se negativa) viene amplificata profondamente dalla comunicazione tramite email. Se ci si sente di essere (anche moderatamente) critici verso una persona, conviene desistere da una risposta via email.
Capita spesso poi che una email venga percepita come critica dal soggetto ricevente, anche se il mittente non desiderava lo fosse. In questi casi, se ci si accorge dell’equivoco è utile cambiare media. Una comunicazione diretta verbale o una telefonata sono consigliabili per superare l’impasse.
La tendenza altrimenti porta ad esacerbare le posizioni, guidando i soggetti coinvolti verso un irrazionale irrigidimento sulle proprie tesi.
Se si intende essere critici e si vuole far capire al soggetto che ha (ad esempio) scritto una inesattezza, aiutarsi con le emoticons mettendo una faccina sorridente per smorzare i toni della comunicazione. In ogni caso non usare punti esclamativi e forme rafforzative per concetti negativi espressi come giudizio personale. Ad esempio:
Da: Luca
A: Marco
Marco, scusami ma la cosa che hai scritto è sbagliata, dovresti studiare meglio il manuale prima di scrivere simili inesattezze!
E’ diverso da leggere:
Da: Luca
A: Marco
Marco, scusami ma la cosa che hai scritto è sbagliata, dovresti studiare meglio il manuale prima di scrivere simili inesattezze
)))
La seconda appare più ironica e molto meno offensiva. Potenza della faccina sorridente. Sia le problematiche da “loop infinito” che le “critiche personali via email” sono rese ancora più gravi dalla pratica del “copying“. Per copying si intende il mettere altri soggetti in cc o bcc (in copia visibile o nascosta) ad una o più email.
Si tratta di una pratica che spaventa coloro che sono nuovi all’uso della mail e che in generale deve essere gestita con attenzione. Posso dire che esistono pochi motivi per usare il CC. Il BCC poi è spia di un problema di rapporti e di evidenti incomprensioni (nella maggior parte dei casi) e non esiste un motivo valido di usarlo se non per fare lo “sgambetto” a qualcuno.
In generale una regola d’oro è che maggiore è l’audience (i destinatari inclusi nella email), peggiori e più grandi le incomprensioni che ne possono scaturire.
Abbiamo detto che è da evitare ogni critica personale via email, ed è evidente che essa è ancora più grave se vengono indicati anche altri destinatari.
Se un problema è dibattuto solo tra le persone effettivamente coinvolte, sarà più semplice trovare accordi e compromessi. Se altri soggetti verranno coinvolti – anche solo per conoscenza – i soggetti operativi si irrigidiranno sulle loro posizioni.
Forma e contenuto
Occorre essere giudiziosi nell’uso della mail. Questo significa seguire poche semplici regole formali su come quotare correttamente e scrivere sempre in modo corretto ed educato. La posta elettronica è un media piuttosto “rilassato” è vero, ma questo non vuol dire che sia appagante ricevere email mal quotate o piene di errori di ortografia. Non scrivere mai in MAIUSCOLO se non quando serve (scrivere maiuscolo equivale a gridare), evitare le email con sfondi, suoni, o icone animate, la foto del gatto o dei figli perennemente allegata e altri orpelli barocchi.
Anche i logotipi in formato grafico sono da evitare, come la piaga dei messaggi in HTML. Impostate il vostro client di posta per non accettare la posta in HTML e fate sapere in giro che non la accetterete mai.
Ogni persona a cui si invia una mail perderà del tempo per gestirla e leggerla. Per questo ogni messaggio deve essere mandato con una ragione. Una semplice mail di ringraziamento o di saluto non è di per sé un male, basta non esagerare.
Mai inoltrare le catene di S. Antonio: cestinate senza pietà la bambina leucemica, la raccolta fondi per i vecchi del sanatorio, la lotteria fortunata e il vecchio zio delle Antille che vi chiede aiuto per incassare una enorme eredità. Sono tutte bufale che non devono essere fatte girare, specie se con allegati.
Non inoltrate neppure le email che richiedano la firme per petizioni, sottoscrizioni e lotterie. Se volete indirizzare amici e conoscenti verso questo tipo di cose usate i social network, luoghi adatti anche alla discussione e alla promozione e pubblicazione di link. Non spedite ad altri quello che voi stessi non vorreste ricevere.
Veniamo alla gestione degli indirizzi dei destinatari. Ci sono persone che per abitudine mettono un intero gruppo di soggetti in copia per ogni singola email che spediscono. Che sia per farsi vedere bravi e attivi agli occhi dei superiori o semplicemente per dimostrare che “stanno lavorando” o sono “più bravi degli altri” poco importa, ritengo questo comportamento deprecabile e mi trattengo spesso dal rispondere al mittente: “perché sono stato messo in copia?”
La regola è: se un dato soggetto non ha un motivo diretto e operativo per essere aggiunto alla lista dei destinatari, non deve essere incluso. Mai.
Anche qui, vediamo la cosa con un esempio: Spedisco una email a Marta. Marta mi risponde mettendo in copia altre 8 persone. Io rispondo nuovamente solo a Marta (come è giusto non utilizzo “rispondi a tutti“), Marta mi risponde nuovamente mettendo in cc i soliti 8 indirizzi.
Questa cosa accade spesso, ed è profondamente scorretta. Ricordare sempre che per l’ email vige la regola d’oro del “tanti meno tanto meglio”: meno soggetti sono coinvolti nella comunicazione, più la soluzione sarà semplice e rapida e si riusciranno a risolvere i problemi.
Ogni cosa a suo tempo
La posta elettronica incoraggia la comunicazione immediata, ma questo non significa che non ci si possa (e si debba) prendere il tempo necessario per gestirla! Anche riguardo la stesura delle email è buona cosa non farsi prendere dalla fretta, specie se si tratta di documenti importanti, personali o professionali.
Rileggere sempre i messaggi prima di inviarli, se occorre farlo in un secondo tempo salvarli con la funzione bozza del programma di posta o scriverli fuori da questo come semplici file di testo. In ogni caso non privilegiare i tempi di stesura a scapito della qualità. Una email ben scritta a volte vale molto più di una email immediata. Se usate un Blackberry o comunque vi trovate in situazione di mobilità, resistete (almeno per le email importanti) all’impulso della risposta immediata. Non sempre in queste condizioni si riescono a comporre testi impeccabili. Infine ricordate che una email è a tutti gli effetti un documento permanente.
La posta elettronica è un normale testo che viaggia in rete, transita su vari server e può essere salvato anche per lunghi periodi. Se dovete scrivere qualcosa che oggi (o un domani) non vorreste mai vedere pubblico, non scrivetelo per email. Se volete spedire informazioni riservate e sensibili utilizzate sistemi di crittazione adeguati.
Le emoticons più importanti
Le emoticons – come abbiamo visto – possono aiutare ad arricchire di emozioni i messaggi testuali, smorzandone i toni troppo accesi o polemici.
Le “faccine” sono veramente tante e ce ne sono anche di difficile utilizzo. Le più utili non sono comunque più di una decina, vediamo le principali:
faccina sorridente
faccina triste
faccina triste (con naso)
faccina sorridente (con naso)
faccina furbescamente ammiccante
bacio sulla bocca
:-b faccina con lingua di fuori
faccina stupita
faccina sorpresa
Pillole di netiquette
Riassunto delle minime regole di “netiquette” per l’uso della email (alcune sono da applicare anche per gli SMS). Si tratta di poche semplici regole per il buon comportamento dei cittadini digitali che conviene ricordare sempre nello cambio di informazioni testuali.
- Usare le “faccine” per ammorbidire la comunicazione
- Non inoltrare mai catene di S. Antonio o affini
- Se occorre inoltrare un messaggio, girarlo integralmente con il comando inoltra. Non a pezzi con il copia e incolla o omettendone parti. Inoltrare il messaggio comprese le intestazioni e gli indirizzi. Verificare prima che il contenuto del messaggio non possa essere in alcun modo offensivo per il destinatario cui verrà inoltrato.
- Alcune cose devono essere dette faccia a faccia. Se vi trovate in uno di questi casi, non pensate neppure all’uso di SMS o email. Avete mai pensato di sbarazzarvi del vostro fidanzato/a al telefono? Via SMS (o email) è ancora peggio.
- Usare il tono più neutrale e costruttivo possibile, non essere mai radicali nelle posizioni.
- Non scrivere usando solo lettere MAIUSCOLE, è considerato come gridare.
- Tenete conto del livello di “cultura digitale” del vostro destinatario. Se si tratta di un utente “niubbo” potrebbe non conoscere le “faccine” o le abbreviazioni (come LOL o IMHO) Essere sempre chiari ed esplicativi con chi ha meno familiarità nell’uso della rete
- Non replicare ad un messaggio offensivo quando si è alterati. Attendere di far sbollire la rabbia prima di scrivere la risposta.
- Non abusare dei messaggi di testo o delle email.
- Non usare mai il BCC (copia carbone nascosta). Se pensate di farlo probabilmente siete di fronte ad un problema di rapporti che esula dalla posta elettronica.
- Non mettere in CC (copia carbone) nessun soggetto che non sia attivamente coinvolto. Mettere in CC tutti, capi, colleghi e portinaia è una brutta abitudine. La regola è che meno soggetti sono coinvolti, meno rumore si scatena e più le cose sono gestite senza problemi.
Quale casella di posta?
Importante è anche una buona piattaforma di gestione della posta. Personalmente sono un fan di Gmail, la mail di Google. Gmail permette di accorpare in un unico sistema tutti i propri account di posta (anche attivati presso altri provider). E’ compatibile IMAP e si interfaccia perfettamente con iPhone e Blackberry.
Gmail ha inoltre una interfaccia web molto comoda e rapida con potenti filtri e tag e mette a disposizione dell’utente la potenza degli strumenti di ricerca di Google dentro la posta elettronica.
http://it.wikipedia.org/wiki/Posta_elettronica
http://it.wikipedia.org/wiki/Emoticons
http://it.wikipedia.org/wiki/Quotare
http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
Inganni ad arte. Meraviglie del trompe l’œil dall’antichità al contemporaneo.

Di Antonio Viscido
Fino al 24 gennaio del 2010 sarà possibile visitare nelle bellisime sale di Palazzo Strozzi a Firenze, la mostra dedicata all’arte di ingannare l’occhio, non solo come elemento di divertimento ma come vera e propria forma d’arte. La Mostra, ideata da Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze, e curata da Annamaria Giusti, Direttrice della Galleria d’arte Moderna di Palazzo Pitti, copre con 150 opere, un vastissimo periodo di tempo, durante il quale molti artisti si sono cimentati nella realizzazione di opere aventi come scopo principale, quello di ingannare la vista dell’osservatore, facendogli credere di essere davanti a ciò che in realtà non esiste. Se per meravigliarlo, per stupirlo o per ingannarlo, dipende dall’opera e dall’artista, ed è questa una delle la chiavi di lettura per capire se siamo veramente davanti ad uno “scherzo”, ad un trompe l’œil, o ad un virtuosistico esercizio di iper-realismo. Quale sia la vera differenza tra le due “definizioni”, non è semplice dirlo, perché spesso le due cose si sovrappongono: se voglio “ingannare l’occhio” devo certamente creare qualcosa di iper-realistico. La mia modesta opinione è che nel trompe l’œil, ci debba essere da parte di chi lo realizza, il desiderio di creare confusione nell’occhio e nel cervello di chi guarda, creando spazi e realtà inesistenti, prima che lo stupore della perfezione della tecnica di realizzazione dell’opera.
La mostra raccoglie opere di Tiziano, Velàzquez, Mantegna, Tiepolo, Tintoretto, Turrell, Pistoletto, la cui opera, una serigrafia su una superficie perfettamente riflettente, mi ha ingannato, facendomi credere che esistesse veramente uno spazio oltre il cavalletto; un effetto che gli specchi fanno per definizione, ma che nel caso dell’opera di Pistoletto, è rafforzata dall’ombra proiettata sul pavimento dal cavalletto che in realtà non c’è. Semplice, forse anche banale, ma estremamente efficace.

Il percorso è arricchito da altre “stimolazioni ingannevoli”, non solo visive, ma anche olfattive, uditive e tattili ed è anche possibile sperimentare in diretta, in una sala dedicata, i meccanismi scientifici attraverso i quali i nostri sensi possono essere ingannati da semplici trucchi prospettici o di illuminazione. Suggerisco anche la visita di Realtà Manipolate, nei vicini locali della Strozzina, mostra della quale abbiamo parlato nell’ultimo numero (MY MEDIA 23) del magazine.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00 ed il giovedì fino alle 23.00 (tranne i giovedì 24 e 31 dicembre, con orario 9.00 – 20.00).
Simona Lodi

Simona Lodi ha un’identità epica e irriverente. Critico d’arte, curatrice e giornalista. Dal 1993 collabora con le migliori riviste di arte contemporanea. Studiosa del rapporto tra arte/tecnologia e dell’impatto che il digitale ha avuto sulla vita creativa delle persone curando mostre e scrivendo articoli e saggi. Così commenta la sua carica di direttore artistico e fondatrice di Share Festival: ”ero annoiata di vedere le solite mostre d’arte”. E’ on line dal 1994. Vive a Torino.
Francesco Fumelli

Ha iniziato a spostare le icone da un disco ad un altro nel lontano 1982. E’ docente all’ISIA di Firenze e alla Accademia di Belle Arti (sempre di Firenze) per le tematiche legate all’informatica, alla rete, alla comunicazione digitale ed ai nuovi media, con particolare attenzione (da nomade digitale) a tutto quello che è la connettività mobile.
Lavora come consulente per una azienda che opera come Provider e Web Agency ed è nel CDA di un Internet Provider che opera a livello nazionale.
Anna Maria Monteverdi

Nella foto: Anna Monteverdi ritoccata con il DSI da Tommasino
MARINETTI ALLA QUARTA di Lorenzo Pizzanelli
Da Giovedì 15 Ottobre a domenica 18 ottobre 2009
Festival della Creatività
Firenze, Fortezza Da Basso
MARINETTI4
Opera multimediale interattiva di Lorenzo Pizzanelli

inaugurazione: 15 ottobre 2009 dalle 19:00 alle 21:00
Ideazione: Lorenzo Pizzanelli
Regia: Lorenzo Pizzanelli e Fariba Ferdosi
Sceneggiatura: Lorenzo Pizzanelli e Marica Romolini
Intelligenza Artificiale: Horizon Software
Sviluppo grafico ed effetti speciali: INFOBYTE
Musica elettroacustica: Marco Dibeltulu
PRODUZIONE:
Comune di Roma, Assessorato alla Cultura
INFOBYTE@ Srl
Lorenzo PIZZANELLI
Back to the Present

Francesca Catastini, IFSR (Mirko Smerdel e Danilo Correale), Jacopo Miliani
Andrea Montagnani, Maria Pecchioli
con
Stefanos Tsivopoulos
SABATO 10 OTTOBRE ore 18.30
Ex sede del Centro di Sperimentazione Teatrale, Via Manzoni 22, Pontedera
1° tappa di Back to the Present – a cura di Elisa Del Prete – Networking V edizione
<!– /* Font Definitions */ @font-face {font-family:Calibri; mso-font-alt:”Century Gothic”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:”"; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:Calibri; mso-fareast-font-family:Calibri; mso-bidi-font-family:”Times New Roman”; mso-fareast-language:EN-US;} @page Section1 {size:612.0pt 792.0pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:36.0pt; mso-footer-margin:36.0pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} –>
Sabato 10 ottobre a partire dalle ore 18.30, presso l’ex Centro di Sperimentazione Teatrale di Pontedera, gli artisti Francesca Catastini, IFSR (Mirko Smerdel e Danilo Correale), Jacopo Miliani, Andrea Montagnani, Maria Pecchioli, primo dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con Stefanos Tsivopolous.
Il workshop, concepito dall’artista come “lettura” della città di Pontedera, dal suo passato al suo presente, si è sviluppato come indagine di un territorio totalmente sconosciuto a tutti i partecipanti per esplorare le possibilità di relazione ad esso, alla sua storia, ai suoi cittadini, alla sua cultura.
A partire da una disposizione alla scoperta tramite dialoghi, ricerche d’archivio, letture, immagini, visite guidate, discussioni, Stefanos Tsivopoulos ha guidato il gruppo di artisti verso una possibile lettura incondizionata di una città che ha presentato molte contraddizioni, dal suo fiore all’occhiello, il Teatro Era, all’azienda che ne ha diretto non solo l’andamento economico, la Piaggio, passando per la Filarmonica, il ponte che dà il nome alla città, e l’antico castello su cui è stato edificato l’attuale piano urbanistico. Fil rouge dell’intero percorso è stato la proposta di un approccio ai documenti storici come ricerca prima di tutto personale e di un’indagine quotidianamente aperta all’incontro.
Sabato 10 ottobre verrà presentato al pubblico, attraverso immagini e azioni, l’esito di questo percorso, 1° capitolo dell’intero progetto Back to the Present, ideato dalla curatrice Elisa Del Prete, per la V edizione di Networking, nato con l’intento di suscitare interrogativi rispetto ad un passato così pericolosamente vivo come quello toscano attraverso il lavoro di artisti della giovane generazione e il loro attuale immaginario.
“Che ruolo ha oggi l’immagine nella trasmissione del tempo e della storia?
Che ruolo ha l’artista, in quanto creatore di immaginari, nell’attuale sistema di rappresentazione in cui l’immagine è usata e abusata?”
Networking 2009 è promosso dai cinque comuni toscani di Firenze, Prato, Pontedera, Monsummano Terme, Livorno, dalla Provincia di Arezzo, col sostegno anche della Regione Toscana. Quest’anno si rivolge a 32 giovani artisti toscani, selezionati tramite bando, che parteciperanno all’intero progetto che prevede un periodo di ricerca in archivi, 5 workshop e una rassegna, a conclusione lavori, articolata in una serie di incontri, una mostra, e una video proiezione plurima.
Stefanos Tsivopoulos (Praga 1973. Vive e lavora fra Amsterdam e Atene)
L’artista greco ha recentemente completato due anni di residenza alla Rijksakademie di Amsterdam e sei mesi di residenza al Platform Garanti di Istanbul. Ha esposto al Museo di arte contemporanea di Belgrado, alla Biennale di Atene, al Kassel Kunstverein Friedericianum, alla Biennale di Tessalonico, al Museo di Arte Contemporanea di Atene, al Montevideo Arts Institute di Amsterdam, al Center Photographique del’ile-de-France a Parigi e al Sammlung Essl di Vienna. Ha vinto il Golden Cube Award 2008 al 25° Kassel film festival.
“La Camera è l’occhio della storia”: questa frase del fotografo Mathew Brady sintetizza con efficacia la ricerca di Stefanos Tsivopoulos. L’interesse dell’artista è infatti rivolto a come la memoria collettiva prende forma attraverso le immagini prodotte, a chi ne è il produttore, e a come l’immaginario contemporaneo sta codificando la storia attuale. Autore di video, per la maggior parte, Tsivopoulos indaga la doppia valenza dell’immagine, di documentazione e di opera d’arte. A partire dall’esplorazione di archivi storici e servendosi del linguaggio cinematografico per scoprire quali sono le immagini che si sono depositate nella memoria collettiva, estrapolandole dal loro contesto, ed indagando il valore assiomatico del documento per la società, l’artista racconta storie nuove mettendo in qualche modo in discussione la validità dei documenti stessi e mostrandoci in chiave spesso enigmatica come essi non siano altro che il racconto del “narratore” che ce li tramanda.
Elisa Del Prete nasce nel 1978 a Bologna, dove attualmente vive. Ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Bologna specializzandosi in Storia dell’Arte Medievale e discutendo una tesi in Iconologia sulla Biblioteca di Aby Warburg e la sua storia postbellica, con particolare attenzione all’influenza che ha prodotto in Italia rispetto ad una cerchia specifica di studiosi. Da questa ricerca, che ha portato avanti successivamente durante un ulteriore periodo di indagine all’Istituto Warburg di Londra per l’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma investigando la scena intellettuale degli anni Cinquanta-Settanta in Italia, ha approfondito la conoscenza e l’analisi della cultura visiva contemporanea con particolare attenzione alle arti visive nello specifico. Dal 2005 lavora come curatrice indipendente e dal 2007 è direttrice artistica di Nosadella.due, un programma di residenza per artisti e critici internazionali con sede a Bologna, per cui ha lavorato con artisti internazionali tra cui André Guedes, Martine Pisani, Mario Rizzi, Daniela Comani, Nico Dockx, Andreas Golinski, Markus Hofer, Jukka Korkeila, Soren Lose.
Parallelamente scrive per le riviste d’arte “Arte&critica” e “Combo”, oltre che per la redazione di Bologna del quotidiano “Corriere della Sera”.
Ultimamente ha approfondito la sua ricerca sullo sviluppo attuale del linguaggio delle immagini nell’arte come nella società, nella comunicazione e nella pubblicità con particolare attenzione al tema dell’immaginario erotico nelle arti visive e performative. Ha inoltre maturato un interesse particolare per gli sviluppi attuali dell’arte relazionale e partecipata, supportando l’idea di un’arte come esperienza e dedicando quindi un’attenzione speciale al momento dell’azione e agli aspetti performativi nel lavoro artistico.
Sul sito http://www.backtothepresent.it è possibile seguire tutte le tappe del progetto.

I prossimi appuntamenti di Networking 2009:
2° workshop 13-17 ottobre a Monsummano Terme: tutor John Duncan e Melissa Pasut con Gaia Bartolini, Lek Gjeloshi, Andrea Lunardi, Manuela Mancioppi, Sabrina Mazzuoli, Saverio Tonoli, Daniela Frongia
presentazione sabato 17 ottobre ore 18.30
3° workshop 20-24 ottobre a Prato: tutor Pavel Braila con Francesco Ozzola, Leone Contini, Simoncini.Tangi, Valentina Lapolla, Vanni Bassetti, Enrique Moya Gonzalez
presentazione sabato 24 ottobre ore 18.30
4° workshop 26-30 ottobre a Livorno: tutor Marzia Migliora con Studio ++, Silvia Noferi, Giada Pucci, Filippo Berta, Le ossidoriduzioni, Francesco Migliorini
presentazione sabato venerdì 30 ottobre ore 18.30
5° workshop 2-7 novembre ad Arezzo: tutor Luchezar Boyadjiev con Helena Hladilova, Viola Pinzi, Francesco Di Tillo, Marta Primavera, Liquid Cat, Margherita Moscardini, Caterina Pecchioli, Martina Della Valle
presentazione sabato 7 novembre ore 18.30
Mostra conclusiva coi 32 partecipanti a EX3 di Firenze – inaugurazione sabato 12 dicembre
La mostra sarà anche accompagnata da una proiezione di video storici, riprodotti in vari luoghi della città e da un catalogo che offrirà un immaginario alternativo del territorio proponendosi come mappa visiva della Toscana.
Informazioni e materiale stampa
Carlo Simula
+39 347 7973217

OPTOFONICA
Optofonica è un progetto iniziato dall’artista multimediale TeZ nel 2006 e portato avanti assieme alla fondazione OPTOFONICA di Amsterdam (NL) i cui membri sono passionalmente coinvolti nella ricerca, produzione e proliferazione di “ambienti immersivi” per installazioni e performance.
“Invece che creare semplici oggetti esteticamente seduttivi, una nuova forma d’arte sta nascendo che trascende i limiti abituali della percezione. La nostra arte vuole spostare l’attenzione dello spettatore dall’oggetto fisico che stimola la percezione alla percezione stessa. Gli ambienti immersivi possono svolgere questa funzione. Questa forma d’arte risveglia una consapevolezza delle dimensioni sensoriali, spaziali e sinestetiche.”
A Share Festival Optofonica presenta progetti molto eterogenei. Ci sarà l’OSC (Optofonica Surround Cinema), lo spettacolo di Evelina Domnitch+Dmitry Gelfand con pellicola di sapone e laser, due performance musicali immersive e uno spettacolo audiovisivo che produce pattern visuali direttamente nel cervello.
OSC (Optofonica Surround Cinema) è una “formula” per screening audiovisuali ad alta qualità dei lavori realizzati da 30 artisti internazionali. Una selezione del programma verrà mostrata in alta risoluzione e in suono non compresso direttamente dal computer. OSC è un’occasione rara per vedere creazioni audiovisuali sperimentali al loro meglio.
Evelina Domnitch+Dmitry Gelfand presentano il loro ormai famoso Ten Thousand Peacock Feathers in Foaming Acid. Spettacolo realizzato tramite pellicole di sapone e luce laser, che porta sul palcoscenico una ricerca iniziata nel rinascimento e costellata da scoperte ottiche, matematiche, termodinamiche, e elettromeccaniche.
Maurits Fennis e Maurizio Martinucci (a.k.a TeZ) presentano un sistema non convenzionale per la spazializzazione sonora che immergerà lo spettatore in un campo sonoro. Basandosi sulle risonanze dello spazio performativo, vengono create onde statiche che creeranno spessi volumi di suono che i musicisti controllano in mezzo all’aria.
PV868 è una performance di Maurizio Martinucci (a.k.a TeZ) che produce uno stimolo audiovisuale che permette uno strano effetto ottico costituito da pattern visuali che emergono direttamente dal cervello dello spettatore.
Speciale “Market Forces”
Dalla teoria della complessità ai supermercati d’artista, la quinta edizione del Piemonte Share Festival
di Oriana Persico
Il Piemonte Share Festival celebra quest’anno la sua quinta edizione. Nell’anno della crisi finanziaria internazionale, il tema scelto non passa inosservato per la capacita di leggere, intercettare e in parte anticipare gli impulsi e i movimenti profondi che animano la realtà contemporanea: “Market Forces” è già nell’aria da tempo quando in borsa e dalle banche centrali iniziano ad arrivare i primi segnali di allarme.
Innestandosi su “Manifacturing”, tematica che ha caratterizzato il 2008, la complessità è il punto di partenza per progettare la nuova edizione. Come affrontare una realtà instabile in cui gli elementi sono così profondamente correlati fra loro e l’imprevisto gioca un ruolo fondamentale? Come affrontare un futuro che non è più immaginabile in modo lineare e in cui la complessità stessa sembra l’unico approccio per relazionarsi a esso e alla risoluzione delle problematiche che pone?. La risposta di Andy Cameron, guest curator e presidente della giuria di Share Prize 2009, è “market”. Il mercato è la macchina per affrontare la complessità del futuro e l’imprevedibilità del sistema immerso in questo fitto intreccio si relazioni: un ecosistema. La sintesi di questo percorso – riuscitissima quanto attuale – è “Market Forces”. Ed è su questa riflessione che artisti, intellettuali, curatori e pubblico sono chiamati a misurarsi in questo anno particolare.
Sharing The Crisis
Ma prima di entrare nel vivo del programma scoprendone insieme i dettagli e le novità, facciamo un passo indietro nei mesi scorsi, una piccola digressione che da un lato ci aiuta a spiegare le motivazioni dello slittamento del Festival da marzo a novembre, e dall’altro ci consente di entrare nella complessità di fattori che lo hanno determinato: un faccia a faccia con l’imprevedibilità di quelle stesse “Market Forces” che hanno ispirato lo statement artistico. Rappresentando senz’altro un momento di auto-riflessione, di attesa e forse di incertezza per gli organizzatori e per quel variegato mondo di amici, collaboratori, artisti e appassionati di arte digitale che negli anni si sono raccolti intorno alla manifestazione. Non escludiamo che la coincidenza fra intuizione iniziale e la contingenza storica abbia superato gli intenti dei curatori stessi.
Intanto, l’8 gennaio 2009 Simona Lodi, art director e ideatrice di Share festival insieme a Chiara Garibaldi, rilascia la terza intervista del ciclo “Interviewing The Crisis” (1), un intenso viaggio attraverso la crisi con i protagonisti internazionali della new media art: da Hellen Toringthon (Turbulence.org) a Mark Garret (NetBehaviour), la sua testimonianza è fra le più incisive, trovando eco e risonanza da parte dei media e rispondendo forza e onestà a quesiti difficili. I tagli del 50-60% che gravano sulle iniziative culturali di Torino (e non solo) mettono subito in moto un processo di riorganizzazione del Festival, che riesce a dare una risposta attiva: la crisi si trasforma in stimolo per riprogettarsi intorno alle mutate condizioni esterne. Rimandato l’evento finale di qualche mese, in questo lasso di tempo si mette a punto una strategia di relazione col territorio:
“… Stiamo studiando varie soluzioni soprattutto legate al network di eventi e alla condivisione di progetti con altre realtà. La rete permette azioni che prima erano logisticamente impensabili e quindi ri-disegna dal basso strategie funzionali al network stesso, perciò aperto e orizzontale e, come dice Ned Rossiter, organizzato…”
dichiara Simona nell’intervista. E lo scenario descritto si realizza puntualmente.
Attraverso un serrato confronto fra amministrazione e operatori culturali (che immaginiamo non facile), si arriva al concepimento di Digital Orbit, progetto nella cui ideazione lo Share ha avuto un ruolo determinante proprio a partire dal nome. Digital Orbit è un piattaforma che tenta di canalizzare le attività di più attori sul territorio concentrando in un lasso di tempo delimitato alcuni importanti eventi culturali, eterogenei fra loro ma comunicanti. Oltre allo Share Festival con The Sharing, animano il progetto Situazione Xplosiva e VIEW Conference, tre associazioni che hanno contribuito a rendere Torino e il Piemonte uno dei punti di riferimento internazionali nella divulgazione, promozione e comunicazione della cultura digitale, focalizzandosi rispettivamente su arte digitale, musica elettronica e computer grafica. Obiettivo dell’Orbita è attrarre le principali manifestazioni prodotte dalle associazioni – Share Festival, Festival Club To Club, ViewFest e ViewConference che si svolgeranno a Torino fra il 30 ottobre e l’8 novembre. Un cortocircuito di arte digitale e tecnologia, dancefloor elettronico e grafica di ultima generazione in cui ogni manifestazione partecipa apportando un campione esemplare del proprio ambito di competenza. Il tutto si inserisce nelle attività di Create 2009 (anno europeo della creatività e dell’innovazione) in corrispondenza alle date centrali di Contemporary Arts Torino Piemonte. Un’operazione di network territoriale complessa (nemmeno a dirlo) e articolata dalle ricadute potenzialmente molto interessanti, ma valutabili solo in un ottica di medio-lungo periodo.
Il programma. General vue
Il vasto programma, che si articola nell’arco di sei giorni dal 3 all’8 novembre, mette in luce la capacità del Festival di relazionarsi e collaborare con il territorio, di dialogare con soggetti eterogenei e di assorbire nuovi stimoli, mantenendo intatta la propria identità culturale e artistica come le iniziative stabilite. Location principale dell’evento è il Museo delle Scienza di Torino che ospita installazioni, mostre, performance, numerosi dibattiti e conferenze e, naturalmente, l’attesa premiazione delle opere finaliste di Share Prize.
Ma non solo. Share Festival si apre alla città e amplia il suo campo di azione e le sue prospettive.
Lo fa entrando nelle sale dell’Università e dell’Accademia per incontrare gli studenti e condividere con loro la sua esperienza di ricerca e produzione culturale, artistica e tecnologica. Partecipando al dibattito europeo sulla creatività e l’innovazione nell’ambito della conferenza internazionale “CreATe: connecting ICT research end creative enterprises” presso il Virtual Reality & Multi Media Park, il nuovo complesso torinese dedicato all’innovazione tecnologica. Collaborando col Castello di Rivoli che apre gratuitamente le porte al pubblico per un giorno. Curando e realizzando la mostra tematica “Market Forces”, che offre una vetrina internazionale a circa 20 artisti da tutto il mondo che in modo ironico, irriverente, giocoso e critico hanno interpretato il nostro rapporto con lo shopping, la merce e i luoghi del consumo. Investendo su un progetto speciale, “Squatting Supermarket”, versione radicale del market place e punto d’acquisto in realtà aumentata. Realizzando un percorso critico attraverso le sue conferenze-dibattito e raccontando “Fino alla Fine del Cinema” il processo di proiezione del nostro inconscio sulla realtà. Interfacciandosi con il suo pubblico con un sito completamente nuovo, un progetto editoriale vero e proprio, frutto di un profondo lavoro di ristrutturazione dalla veste grafica all’architettura dell’informazione, che a breve ospiterà una piattaforma di reblogger aprendosi a prospettive di analisi e contenuti multi-autore.
Le opere dei finalisti, dal canto loro, evidenziano alcuni elementi chiave sulle tendenze più attuali dell’arte e delle tecnologie digitali. Il passaggio dall’estetica degli anni ‘90 segna la fine della tecnologia esplicita, del monitor, della metafora computer/scrivania tipica della net.art, della messa in prima fila di cavi e computer. A otto anni dalla bolla speculativa delle Dot.com (siamo nel 2001) l’ubriacatura per la tecnologia in sé e per sé come possibilità espressiva del mezzo e da ogni punto del globo si invoca a gran voce il ritorno ad un’economia reale. L’analogia con l’arte digitale è fortissima: le opere hanno assunto un aspetto più materico, perché la tecnologia è embedded. “Anche la net.art è fuori dagli schermi. Il digitale c’è, ma è nascosto oppure distribuito nell’ambiente (le tecnologie più in voga sono spime, rfid, realtà aumentata) e la tecnologia non è più identificata come foriera di un futuro roseo ” sottolinea ancora Simona Lodi, rilevando il proliferare non casuale di visioni legate a un futuro distopico e segnato dalla crisi economica, anche in versioni estreme come l’Atompunk (3), una versione “guerra fredda” dello Steampunk (4), a cui recentemente è stato dedicato il festival olandese Gogbot. A cui potremmo aggiungere le conclusioni di Robert Neuwirth che nel suo libro “Shadow cities” (5) ipotizza un mondo in cui circa 2,5 miliardi di persone saranno costretti a vivere in squatt occupati: un futuro a suo parere non troppo lontano.
Added value & perspectives
Ideare un festival è una operazione complessa, dal punto di vista culturale, estetico e organizzativo. Dialogare con il proprio territorio e costruire azioni comuni è l’obiettivo dichiarato sulla carta da ogni policy. Scegliere un punto di vista sulla realtà e dichiararlo pubblicamente significa assumersi la responsabilità del proprio “essere-nel-mondo”. Se contiene questi tre livelli e riesce a toccare le nervature profonde della realtà contemporanea, l’operazione culturale dello Share Festival non si riduce tuttavia a un premio internazionale, mostre originali, performance, conferenze e dibatti ben congegnate e di alto livello. Il motore, la forza primaria che sembra dar vita alla manifestazione e alle sue diverse anime (dal Festival ai numerosi progetti quali Action Sharing, Share Crossing e Share Campus) è la necessità di costruire attivamente una visione del futuro per rispondere alle problematiche, alle sfide e alle emergenze del nostro ambiente: la tecnologia, come l’arte digitale – sembra questa l’impostazione ampiamente condivisibile dei curatori – sono in grado di mostrare strade percorribili e diventare un valido strumento di analisi/azione/reazione, ma soprattutto possono veicolare ad un pubblico ampio – e non necessariamente di settore – la percezione che alternative e possibilità all’esistente sono aperte.
È questo, forse, il valore aggiunto più alto di Share Festival visto nel suo insieme. Proprio comprendendo questa tensione di fondo, diventa ancora più interessante scoprire le reazioni degli artisti, degli intellettuali e del pubblico, nei sei giorni di festival, di fronte a uno stimolo così forte come dover scavare dentro e attraverso le forze nascoste e le pulsioni che regolano un atto solo apparentemente semplice e immediato come acquistare il nostro shampoo preferito al supermercato sotto casa.
[Note: ]
http://www.interviewingthecrisis.org
http://boingboing.net/2008/12/03/atompunk-fetishizing.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Steampunk
http://www.ted.com/talks/robert_neuwirth_on_our_shadow_cities.html
Approfondimento (1)
Share Prize 2009
La giuria, gli artisti e le opere
Lanciato nel 2007, Share Prize è il fiore all’occhiello del Festival insieme ad Action Sharing, una piattaforma per la ricerca sincretica il cui scopo è favorire l’incontro fra metodo scientifico e ricerca artistica attraverso la collaborazione di artisti, accademici e mondo imprenditoriale nella realizzazione di progetti comuni. Al premio, che vuole scoprire, promuovere e sostenere le arti digitali, partecipano in media circa 3-400 artisti da ogni parte del mondo, mentre le opere sono selezionate da una giuria internazionale che quest’anno, oltre a Andy Cameron nella figura di presidente e guest curator, è composta da Bruce Sterling (giornalista e scrittore amico storico dello Share), Emma Quinn (curatrice new media art, Londra), Giovanni Ferrero (presidente Accademia delle Belle Arti, Torino), Rosina Gomez-Baez (direttrice Laboral Centro de Arte y Creación Industrial, Gijon).
6 i finalisti dell’edizione 2009 le cui opere, anche in modi molto diversi, riescono a mettere in evidenza le relazioni fra gli elementi di un sistema complesso: fra caos e valore, significato e casualità, politica ed economia, queste “astrazioni instabili”, parafrasando le parole dei curatori, arrivano alla nostra percezione sotto forma di sculture-installazioni che ne mostrano gli effetti tangibili in e attraverso l’ambiente e nella nostra realtà quotidiana.
Ernesto Klar (USA/Venezuela), con l’installazione interattiva “Convergenze Parallele”, esplora la poetica della rivelazione e della trasformazione dell’impercettibile. Attraverso un cono di luce, le particelle di polvere presenti nell’aria tracciate, visualizzate, sonorizzare e proiettate su una parete: lo spettatore scopre come il suo stesso respiro influenzi il suo ecosistema.
Chris O’Shea Audience (Gran Bretagna) inverte il rapporto fra osservato e osservatore, oggetto e soggetto dell’osservazione: “Random International” è una comunità di specchi che insegue gli spettatori. Una volta oltrepassato il perimetro dell’installazione, gli specchi intercettano il soggetto e si muovono verso di lui seguendolo negli spostamenti: chi guarda chi? L’opera o lo spettatore?
Ralf Baecker (Germania) simula una rete neurale logica fatta di legno, cordini e pesi, ma perfettamente funzionante: “Rechnender Raum” (Calculating Machine). Questa scultura leggerissima rigida, geometrica, filiforme, esternalizza il processo logico presentificandolo nello spazio: lo spettatore vede l’esterno della macchina, ne segue il funzionamento e i meccanismi interni, ma allo stesso tempo la comprensione di teli meccanismi rimane nascosta.
Francesco Meneghini e William Bottin (Italia) si ispirano al comportamento collettivo degli insetti. “Sciame 1” è un oggetto costruito attraverso una ventola e un campo magnetico: in uno spazio buio pezzi di carta simili a insetti luminosi si inseguono nell’aria volteggiando fra rumori e ronzii e suoni frammentari generati dall’azione delle mani.
Andreas Muxel (Germania), con la sua scultura cinetica “Connect”, modella il caos. Tredici moduli connessi a una matrice costituiti da 1 microcontroller, 1 motorino, 1 sfera d’acciaio attaccata a un elastico; sensori piezoelettrici fra la sfera e il motorino. Privi di un programma generale, gli elementi della scultura seguono istruzioni autonome realizzando un sistema analogico non-lineare e, quindi, caotico.
Lia (Austria) presenta l’opera di net.art più classica. “Proximity of need” è un sistema generativo interattivo in cui, a partire da un set di parametri immagini e suoni creano composizioni audiovisive. Raggiunta la saturazione, l’immagine sfoca sovrapponendosi e intrecciandosi con quella successiva.
Nel loro complesso queste opere rivelano quasi un rifiuto ad essere digitali: con la loro forte fisicità, valicando i limiti dell’estetica generativa e interattiva, solide e concrete, rappresentano una bellezza tradizionale a cavallo tra artigianato e attitudine hacker.
La premiazione delle sei opere finaliste avverrà sabato 7 novembre a partire dalle ore 18.30 presso il Museo delle Scienze di Torino.
Approfondimento (2)
Share Conferences
4 percorsi paralleli
Le conferenze curate da Share Festival esplicitano il percorso teorico che ha portato sintetizzato nello statement artistico, proponendosi come momento di dibattito e dialogo aperto con gli intervenuti: come tutti gli eventi in programma, le conferenze sono aperte e gratuite assolvendo all’ispirazione profondamente pubblica del festival. Sarà il Museo delle Scienze di Torino il luogo di incontro per intellettuali, curatori, artisti e accademici chiamati a portare il loro punto di vista e a confrontarsi.
1. Mostre Market Forces e Screening Fino alla fine del cinema
Lo screening Raccontato: le opere degli artisti della mostra “Market Forces” e dello screening di webcinema “Fino alla fine del cinema” attraverso la visione e il commento delle opere in diretta.
Giovedì 5 novembre ore 15.30-16.30
Presentano: Simona Lodi e Luca Barbeni (Share Festival)
Interviene: Simone Arcagni (scrittore e saggista)
2. Art vs Market
La globalizzazione dell’arte e il continuo allargamento della sua definizione si mescolano, nella scena artistica internazionale alla necessità di riflettere sugli impatti socio-culturali del software: una problematica da affrontare anche in termini pragmatici come il mantenimento, la documentazione e la preservazione delle opere digitali. Ma l’arte contemporanea è anche una fonte di conoscenza sull’economia, mettendo in luce processi nascosti, poco visibili e spesso occultati dai media.
Sabato 7 novembre ore 14.30
Modera: Andy Cameron/Simona Lodi
Intervengono: Alessandro Ludovico (Neural), Franzisca Nori (Museo Strozzina, Firenze), Antonio Caronia (Aksioma)
3. Arte e Comunicazione
Arte e pubblicità si incontrano nel marketing: rispondono alla sfida delle nuove tecnologie, culture e formazioni sociali emergenti; vedono il dissolversi progressivamente la distinzione fra pubblico e produttore; sperimentano nuove forme di interazione. Qual è il significato di questa convergenza per l’industria dell’advertising e per il mercato dell’arte? Cose succede quando arte, design e marketing si ibridano? Che ruolo giocano i social network globali e l’innovazione? Rispondono direttamente pubblicitari, designer e artisti messi a confronto.
Sabato 7 novembre ore 16.00
Modera: Andy Cameron
Intervengono: Joel Bauman (Tomato), Renzo di Renzo (Fondazione Buziol, Venezia), Alex Giordano (Ninja marketing)
4. Market Forces
I limiti della comprensione in una transizione complessa: cosa significa costruire sistemi il cui comportamento non siamo in grado di prevedere o comprendere? Il panel affronterà le questioni legate al caos e al valore, dell’ibridazione fra arte, biologia, tecnologia, politica ed economia, interrogandosi sulle problematiche del controllo e sulla possibilità di costruire economie alternative basate sul dono, libere e aperte.
Domenica 8 novembre ore 14.00
Modera: Pietro Terna (Università di Torino)
Intervengono: Richard Barbrook (Università di Westminster), Bruce Sterling (scrittore e giornalista), Giovanni Ferrero (Presidente Accademia Albertina), Sorin Solomon (Università di Tel Aviv e Progetto Lagrange/CRT), Roberto Burlando (Università di Torino),Kathe Kelly (autore del libro How I Lived a Year on Just a Pound a Day).
Approfondimento 3
Share Special Project 2009
“Squatting Supermarket”. Realtà aumentata, shoppingg based narratives e modelli di business interstiziali
Progetto speciale di Share Festival 2009 a cura di Salvatore Iaconesi aka xDxD.vs.xDxD, “Squatting Supermarkets” narra l’evoluzione del quotidiano entrando del cuore vivo e pulsante di Market Forces: lo shopping. Guardare i prodotti sugli scaffali, scegliere, pagare, indebitarsi, farsi convincere e sedurre, relazionarsi con loghi, messaggi, altre persone: comprare è un’esperienza che riempie le nostre giornate, costruita attraverso immagini, suggestioni e strategie talmente complesse che sfuggono sistematicamente alla percezione dell’utente finale. “Ogni prodotto”, citando lo statement artistico “genera una reazione a catena costruita da anelli ambientali, sociali, politici, economici, tecnologici, relazionali, emozionali. Queste connessioni, così complesse e ramificate, sono poco esplicite: alle persone è riservato troppo spesso solo il messaggio esperienziale del “compra questo oggetto/servizio, è fatto proprio per te, per come vuoi essere“.
Figura ibrida a cavallo fra hacking, ingegneria e rave party, Salvatore Iaconesi parte da questi presupposti per realizzare Squatting Supermarkets, una versione radicalmente ecosistemica di marketplace e visionario punto di acquisto in realtà aumentata: l’innovazione nasce dall’interstizio, il valore e l’infrastruttura in cui si produce è l’ecosistema stesso, con tutte le sue ramificazioni, connessioni stratificazioni. Le tecnologie, usate per creare nuovi spazi di azione/comunicazione e sovrapporli alla realtà ordinaria aumentandola, consentono inedite possibilità di fruizione e interazione: ubique, accessibili, ma soprattutto emergenti e polifoniche, emozionali e relazionali. “Squatting Supermarkets racconta proprio questa possibilità, uno spazio in realtà aumentata tecnologicamente sovrapposto alla realtà ordinaria”: un marketplace interstiziale che vive in squat sulle infrastrutture fisiche e immateriali esistenti (loghi e luoghi del consumo).
Il progetto è presentato seguendo due modalità: un’installazione interattiva all’interno della mostra tematica “Market Forces”e un workshop esperienziale, come prolungamento delle Share Conferences giovedì 5 novembre alle ore 17.00 (Museo delle Scienze).
Nell’installazione, un supermercato minimale evidenzia la struttura, i prodotti, i messaggi che li descrivono. La vasta rete di connessioni che definisce la storia del prodotto si esplicita e diventa accessibile, estendendo in senso ecosistemico, narrativo e poetico, quelle tecniche di tracciamento e manipolazione dei dati che le corporation sfruttano per fini esclusivamente commerciali e/o politici: incrociare dati provenienti da codici a barre, RFID, carte di credito, transazioni finanziarie. Le storie del prodotto e di coloro che lo acquisiscono entrano improvvisamente in scena: story telling distribuito. La porta di accesso a queste storie sono i loghi: shopping based narratives. Nel supermercato minimale di Squatting Supermarkets, avvicinarsi a un prodotto è un’esperienza immersiva nella sua storia e con la possibilità di scriverne una parte: muovendo le mani, disegnando gesti, esponendo il proprio punto di vista e le proprie emozioni. Il ‘prodotto’ si anima, diventando uno spazio, un’opportunità, una rete di relazioni, un dominio di possibilità e opportunità. Anche quello di un conflitto profondamente contemporaneo, scontro, interazione forte, dal warfare informazionale a forme di azione/comunicazione critica, ma anche e soprattutto in modelli di business e di azione poetici, sostenibili, accessibili ed ecosistemici.
A cura di Art is Open Source e FakePress, la neonata casa editrice ideata da Salvatore Iaconesi e Luca Simeone, il workshop “Complex shopping narratives”, momento di approfondimento critico performativo, estende l’esperienza del supermercato/installazione all’uso di tecnologie mobili, ubique e in realtà aumentata. SPIME, ambiente interattivo, interfacce gestuali e naturali, ma soprattutto iSee, un’applicazione per Iphone prodotta da FakePress e basata sul riconoscimento dei loghi, diventano gli strumenti di analisi e interazione diretta col pubblico per esplicitare la visione critica, metodologica e poetica del progetto. Microcosmi narrativi (aperti, emergenti e multiautore) collegati a social network tematici p2p, si sovrappongono ai prodotti con un gesto, semplice e potenzialmente accessibile a una massa critica di persone: fotografarne il logo con un iPhone o un cellulare. Improvvisamente si apre uno scenario in cui è possibile attivare non solo reti esperienziali e relazionali, ma anche economie alternative e innovative che si sviluppano come le piante nelle crepe dei muri, in questo senso un terzo paesaggio (si pensi al caso semplice in cui fotografando il logo di un prodotto x si scopre che a pochi metri è possibile acquistarlo nella sua versione biologica magari a un prezzo minore, o che esiste un gruppo di acquisto proprio vicino a casa propria, o ancora che il prodotto ha causato un numero enorme di allergie o di vittime nel lontano paese in cui viene assemblato).
Le implicazioni di Squatting Supermarkets sono forti e distribuite su molti livelli (di complessità) non riassumibili in questa sede. È però facile intuire, a partire dallo statement artistico del Festival, perché sia stato scelto come Special Proiect di questa edizione. Squatting Supermarkets (in particolare nella sua versione iSee per iPhone/cellulari che è anche un prodotto editoriale di FakePress) è insieme: un’opera d’arte; una tecnologia innovativa; un prototipo perfettamente industrializzabile con un mercato potenzialmente infinito (un meta-mercato si potrebbe azzardare); un modello di business interstiziale, ecosistemico, basato sulla complessità; un’operazione di reverse engeneering sociale (i codici, le pratiche e i luoghi stessi del consumo, a partire da loghi e punto vendita) Non si limita a detournare, irridere, svelare il market, ma lo invade riprogrammandone il codice dall’interno. In questi termini il conflitto non può assumere la forma tradizionale della contrapposizione dialogica: se la dimensione di scontro rimane come forma di interazione forte fra un pluralità di soggetti con interessi eterogenei e confliggenti, questo conflitto rimane multi-direzionale, non risolvibile in modo lineare e con una caratteristica del tutto particolare. Se applicato, costringe a trasformare in senso ecosistemico il concetto di valore, risultando un gioco a somma zero: una opportunità da cogliere attraverso un’interazione che presuppone non la scomparsa di un avversario, quanto un processo di interrelazione dinamica delle parti (tendente alla coesistenza), stimolato da un cambio di atteggiamento e guidato da un interesse personale, “costretto” suo malgrado a produrre valore per tutto l’ecosisistema perché questa diventa la cosa più conveniente.
Interessante seguire gli sviluppi e le prospettive di realizzazione del progetto che, dopo la presentazione di Frontiers of Interaction V a Roma, trova nello Share Festival 2009 la cornice perfetta per accoglierne l’anima artistica-performativa, l’approccio teorico e metodologico e, infine, la possibilità di relazionarsi in un cointesto ibrido a cavallo fra arte contemporanea, ricerca scientifica e mondo imprenditoriale.

My MEDIA






