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Osservatorio di Cultura Digitale
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Archive for marzo, 2010

Futuro Nativo

marzo 31, 2010 By: admin Category: Articoli

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 Di Stefano Adami

“Certo che, se dai retta a tutto quello che senti in TV …”.

Iniziava così la tipica lezione di vita del genitore ironico, lustri addietro.

Dai tempi del Carosello, però, il ruolo di educatore si è complicato parecchio. Un tal Nicola da Boston (Negroponte, n.d.r.) scrisse nel 1995 “Being Digital” e spiegò al mondo intero che stavamo per cambiare.

A parte gli eccessi di entusiasmo, tipici dei momenti di rottura, in quel libro erano già immaginate soluzioni di continuità e nuove traiettorie.

Con l’espressione “Prime time is my time”, ad esempio si intravvedeva la possibilità di uscire dalla comunicazione unidirezionale tipica dei broadcast televisivi e di rendere un po’ meno passive le serate tipiche (prime time) del consumatore medio.

Pur mantenendo gli aspetti ludici e rigenerativi, il tempo passato davanti alla televisione avrebbe potuto essere impiegato in maniera diversa.

Col termine E-xpressionist, poi, si immaginavano gruppi di persone capaci di esaltare e comunicare le proprie attitudini creative attraverso i nuovi strumenti.

Non per infierire né per darsi un tono esterofilo “a prescindere”, ma è difficile non ricordare che in Italia, in quegli anni, non molti possedevano un indirizzo di posta elettronica ed il telefono cellulare era ancora uno status simbol.

Come spesso accade, le nuove tendenze vengo incubate all’interno di gruppi di persone all’avanguardia e comunque dotate di strumenti e curiosità culturali devianti rispetto alla media.

Sociologia e antropologia dimostrano una particolare sollecitudine nel dedicarsi all’analisi ed alla comprensione di questi gruppi. Il sospetto è che solo per questi approfondimenti sia al fianco delle scienze sociali un potentissimo alleato, peraltro vagamente interessato: il Marketing.  

Nei fondamentali di questa satanica disciplina il ruolo da leone è assegnato da sempre alla “segmentazione”. I potenziali clienti di una certa azienda vengono classificati in base alle caratteristiche personali ed ai comportamenti d’acquisto per andare a delineare appunto i “segmenti” e cioè gruppi variamente sensibili ed influenzabili rispetto alle diverse mercanzie.

Non per essere cruenti, ma le grandi aziende, soprattutto quelle attive sulla rete, mirano ad avere per ciascuno di noi un profilo “socio-psicografico” (terribile, no?)

Il mondo cambia a velocità siderali ma i modelli di rappresentazione della società (e dei comportamenti d’acquisto) non sono poi così diversi dal passato.

Tredici anni dopo Negroponte, con “Born digitalJohn Palfrey ed Urs Gasser hanno descritto la generazione di coloro che sono nati quando ormai la rete ed il telefono cellulare erano diventati oggetti di uso quotidiano.

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In generale nel mondo anglosassone sono stati identificati tre macro-gruppi:

Native: coloro che sono nati post cellulare (1980) e che acquisiscono la tecnologia come un dato di fatto.

Immigrant: sono nati prima dell’avvento della fonia mobile e si accostano alla multimedialità con una certa difficoltà.

Settler: individui nati prima dell’avvento del telefono cellulare che adottano le nuove tecnologie e cercano di sfruttarne al meglio i contenuti e le funzionalità.

Negli Stati Uniti il peso relativo di questi macro-gruppi sta spostando anche le quantità di tempo investite sui media.

Migrazione

Per quanto riguarda l’Italia, Nielsen, la società leader nella fornitura di dati ed analisi di mercato, suddivide la popolazione italiana di età superiore ai 14 anni (in totale 51 milioni di persone) in cinque macro-raggruppamenti:

Eclettici: (simili ai Settler) circa 7 milioni

Technofun:  (simili ai Native) circa 9 milioni

Sofisticati:  (potenziali Immigrant) circa 7 milioni

Tradizionali: (difficilmente Immigrant) circa 7 milioni

TV people: (offline) circa 16 milioni e non andranno online

Quale che sia la dimensione dei gruppi nei diversi paesi e al di là della predisposizione all’uso della tecnologia, sorge inesorabile la fatidica domanda: “Si, ma per fare che cosa?”

In altri termini, la capacità/possibilità di accedere ad enormi masse di informazioni e fruire di oggetti multimediali sta portando davvero ad un affrancamento dagli strumenti di persuasione di massa e alla valorizzazione dei talenti personali e di gruppo?

L’impressione, peraltro strettamente personale, è che le nuove possibilità vengano perseguite per riproporre contenuti e messaggi in larga parte tradizionali. Un esempio per tutti: raccontare pubblicamente su Facebook come si sia trascorso  l’ultimo sabato sera e documentarlo con foto goliardiche scattate dal cellulare, non sembra un’attività di particolare avanguardia., In questi contesti così come nell’uso dell’instant messaging o nella condivisione di oggetti multimediali, la parola chiave sembra piuttosto “socialità”.

La condivisione senza consapevolezza, però, rischia di aprire  nuovi terreni di conquista per imbonitori e, peggio, manipolatori.

A questo proposito BJ Fogg,  uno dei guru della Silicon Valley e direttore del Persuasive Technology Lab di Stanford, ha coniato nel 1996 il termine “captologia”.

Derivato dall’acronimo C.A.P.T. (Computer As Persuasive Technology) ma anche dal latino “captum”: preso, il termine identifica l’insieme delle tecniche di persuasione attivabili attraverso gli strumenti tecnologici di uso quotidiano (computer e, sempre più simile al primo, telefono cellulare).

Intervistato su come la tecnologia possa essere “di per sé” convincente, Fogg risponde con un esempio illuminante.

“Credo che le due cose, forma e contenuto, siano in questo contesto indistinguibili. Pensiamo ad un videogioco pensato per promuovere il riutilizzo in ottica ecosostenibile: c’e’ un messaggio? Si. E’ scritto? No. In questo caso la persuasione sta nell’uso del videogame che induce comportamenti virtuosi. Il creatore del gioco più che a un messaggio ha pensato a creare un’esperienza e a rinforzarla con l’uso”.

Il valore dell’esperienza e della comunicazione non necessariamente scritta sintetizzano forse meglio di ogni rapporto di ricerca le caratteristiche chiave dei nativi digitali.

Né stupisce che Fogg abbia un progetto particolarmente virtuoso, per i prossimi 30 anni: portare la pace nel mondo attraverso i social network e i telefoni cellulari.

Ma quali rischi si possono immaginare, nel caso in cui la disciplina fondata da Fogg venisse utilizzata da personaggi od organizzazioni molto meno “virtuosi”?

Ai nativi, negli scenari catastrofisti, potrebbe essere riservata una sorte peggiore di quella dei loro precursori pellerossa.

Relegati in riserve, spogliati dalla possibilità di decidere sul proprio futuro, “gestiti” da poteri forti assolutamente indifferenti ai talenti ed alla saggezza della comunità cui appartengono.

E’ facile, osservando i ventenni del 2009, riconoscere capacità visionarie a Negroponte, ma cosa dovremmo fare nei confronti di Philip Dick? “Minority report”, così come “Bladerunner” sono  tratti da suoi racconti . Diretto da Stephen Spielberg, Tom CruiseJohn Anderton manipola e scandaglia tera di informazioni col semplice movimento delle mani.

E’ assolutamente padrone della tecnologia, e questa capacità gli ha conferito un ruolo di assoluto prestigio, nella società. Quel trentenne potrebbe essere l’icona del successo raggiunto da coloro che oggi consideriamo “nativi digitali”. La realtà, con tutte le sue nefandezze, non tarderà molto ad rivelarsi.

 

Risorse:

N. Negroponte ”Being Digital”, 1995 Vintage Publishing

J. Palfrey, U. Gasser “Born Digital”, Basic Books 2008

D. Tapscot “Grown Up Digital”, Mc Graw Hill, 2009

Giuliano Noci, Atti del convegno “La pubblicità è servita”, MIP – Politecnico di Milano, 17 Giugno 2009

Gabriele De Palma “I persuasori occulti”, Alias 19 settembre 2009

Incontro con BJ Fogg: http://www.meetthemediaguru.org/index.php/category/bj-fogg/

Nuove forme del libro, nuovi scenari per la didattica

marzo 26, 2010 By: admin Category: Articoli

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Di Fabrizio Pecori

Intervista a Mario Rotta, coautore dell’eBook “Insegnare ed apprendere con gli ebook” pubblicato ed eccentricamente distribuito da Garamond

Il rapporto tra il libro e la didattica è uno tra i più consolidati ed al tempo stesso criticamente studiati che si conosca, ma al mutare della forma del libro (e per estensione della comunicazione in generale) può e deve corrispondere una mutazione delle forme dell’apprendimento e della didattica: la rassegna ragionata di esperienze, contesti, possibilità e sperimentazioni offerta da questo eBook fornisce una analisi autorevole dei nuovi scenari tracciati ed in via di definizione. Ho avuto il piacere di parlarne con un autore.

Intervista a Mario Rotta

Gli eBook in questi ultimi anni hanno aperto nuovi scenari in funzione delle rinnovate tecnologie sviluppate. Ma quali sono i tratti salienti della/e scrittura/e tecnologiche?

In realtà si parla e si discute da decenni di come si stanno evolvendo sia la scrittura che le forme e le modalità attraverso cui si disseminano o si condividono testi e documenti nel momento in cui essi perdono la loro tradizionale “pesantezza” analogica e assumono la consistenza immateriale e fluida della leggerezza digitale . Si tratta di fenomeni epocali, che non possono essere ancora decifrati e classificati, e che finora sono stati osservati in modo parziale, applicando di volta in volta solo una delle tante possibili chiavi di lettura. Si è parlato ad esempio della “morte del libro” e del concetto di ipertesto come se non fossero entrambi elementi di uno stesso processo, o ci si è concentrati su aspetti parziali, quali le tecnologie per la lettura dei testi digitali o le politiche di distribuzione editoriale, ignorando che quello a cui siamo di fronte non è un insieme di sperimentazioni che possono avere un certo impatto su un modello consolidato (senza tuttavia modificarne le caratteristiche essenziali), ma un vero e proprio salto evolutivo di quell’insieme di istanze che, complessivamente, identificano e determinano la forma stessa del libro in quanto tecnologia della conoscenza. Quello che ancora non si è percepito con chiarezza, in sostanza, è che gli eBook (per il momento chiamiamoli così, poi si vedrà) non sono l’avvio di un percorso parallelo rispetto alla continuità del libro a stampa ma rappresentano nei confronti del libro a stampa in quanto tecnologia ciò che lo stesso libro a stampa ha rappresentato nei confronti del codice manoscritto o ciò che il codice manoscritto è stato nei confronti del “rotolo” antico: la ricerca di una nuova “forma” di organizzazione e trasmissione del testo in quanto modalità di comunicazione, nel quadro di un sostanziale mantenimento del suo significato di “libro”. Soltanto adesso ci rendiamo conto di questo, ora che appare più chiaro in che modo il testo digitale può interagire con dei dispositivi specifici che ne permettono una ri-formulazione, ora cioè che le possibilità di manipolazione del testo digitale sono state sufficientemente esplorate e cominciano allo stesso tempo a diffondersi lettori a inchiostro elettronico che ne valorizzano le potenzialità.

Nel testo Insegnare ed apprendere con gli eBook tu, Michela Bini e Paola Zamperlin vi siete interessati degli aspetti tecnici e sociali mediante i quali è possibile formulare nuove strategie didattiche utilizzando le nuove forme di scrittura. Quali sono nello specifico i principali trend e possibilità di lettura elettronica che rendono interessante l’impiego didattico?

Il punto di partenza della ricerca è una ricognizione a largo raggio sulle esperienze documentate di utilizzo di eBook e testi digitali in genere in scenari educativi. Si tratta di ambiti ancora poco esplorati, su cui è relativamente facile recuperare una letteratura generalista, teorica, e più difficile trovare riferimenti sperimentali o buone pratiche. Avremmo potuto tracciare una panoramica di tutte le potenzialità educative degli eBook, ma abbiamo preferito suddividere il libro in due parti essenziali, la prima delle quali cerca di fare il punto su che cosa sono gli eBook e sull’impatto che avranno nella società in generale, mentre nella seconda si approfondiscono soltanto 3 specifici ambiti applicativi, sostenibili e supportati da riferimenti e sperimentazioni. Prima di tutto gli eBook potranno essere utilizzati come elementi di strategie per incentivare l’interesse dei ragazzi nei confronti della lettura ed esplorare nuove modalità di lettura dei testi. Questo è un ambito applicativo ben documentato, ed è dimostrabile che l’integrazione tra testi digitali e dispositivi dedicati (eBook readers) può essere utile contro la “riluttanza” alla lettura che sembra caratterizzare le ultime generazioni. Un secondo ambito applicativo specifico è l’utilizzo degli eBook (sempre intesi in quanto integrazione/interazione tra testo digitale e dispositivi dedicati) come elementi essenziali di strategie educative orientate al cosiddetto mobile learning: è ragionevole pensare (ed esistono già esperimenti in tal senso) che gli eBook readers possano diventare parte integrante della dotazione di studenti predisposti ad apprendere in uno scenario in cui si applicano i principi della continuità e dell’ubiquità, in quanto strumenti privilegiati per l’accesso informale ai contenuti e la loro riorganizzazione in funzione dei bisogni formativi individuali. Infine, l’aspetto più interessante è rappresentato dalla natura integrata della relazione tra testi digitali e dispositivi dedicati: un eBook reader è allo stesso tempo un libro, una biblioteca e un quaderno, e in tal senso configura uno scenario in cui concetti come “ambiente personale di apprendimento” e “ambiente informativo personalizzato” si concretizzano, assumono una forma tangibile, grazie alla quale sarà possibile, ad esempio, immaginare che un docente organizzi una piccola biblioteca digitale di risorse su un determinato problema per proporla agli studenti come base per successive integrazioni e rielaborazioni, fino a poter confrontare in che modo il nucleo di conoscenze originario è stato integrato, riorganizzato e rielaborato da ciascun studente, nel corso del processo di apprendimento. In pratica, grazie agli eBook, potranno essere attuate più facilmente e più efficacemente alcune ipotesi suggestive su cui gli educatori ragionano da tempo: dall’idea che la didattica possa fondarsi sulla soluzione di problemi specifici confrontando risorse e materiali utili al concetto di apprendimento come strategia personalizzabile, fino al recupero nella didattica di una relazione dinamica con le “fonti” che la pesantezza e l’ingombro dei libri a stampa ha sempre limitato e che nella leggerezza del mondo digitale diventa invece un’opzione del tutto attuabile.

Puoi darmi una definizione specifica di quel IperLibro Multimodale di cui viene proposta una traccia nel vostro testo?

L’IperLibro Multimodale è il risultato di una riflessione su quali potrebbero/dovrebbero essere le caratteristiche di un prodotto editoriale capace di integrare l’impostazione tradizionale di un libro e le potenzialità della scrittura digitale, soprattutto in termini di arricchimento ipertestuale e multimediale. In pratica, è un’ipotesi di lavoro per una collana di libri “nati digitali”. Si parte da un testo classico, facilmente reperibile in rete in formato digitale. Ma non ci si limita a ri-formattarlo per renderlo leggibile sullo schermo di un tablet o su un eBook reader. Si aggiungono altri elementi, o meglio, altre possibilità di fruizione, legate alle caratteristiche dei formati digitali e alle funzionalità dei dispositivi. In particolare accanto al testo si attivano altre 3 modalità di interazione con lo stesso testo: l’ascolto (riproponendo il testo almeno in formato audio, usufruibile senza problemi su un eBook reader impostato come lettore MP3), la riproposizione del testo sulla base di una ristrutturazione ipertestuale che ne permetta una lettura non lineare e una migliore comprensione (sfruttando ad esempio la possibilità di inserire dei commenti in linea) e la riscrittura del testo sotto forma di sceneggiatura per una lettura drammatizzata, interpretabile, socializzabile. La mia idea è che il lettore possa scegliere autonomamente il piano di lettura che preferisce, passando in qualunque momento dall’uno all’altro grazie a un semplice switch sotto forma di link. Spero di poter proporre presto una collana di classici digitali multimodali: certo, non tutti i classici della letteratura si presteranno a questa ri-formulazione, ma penso che ci sia molto materiale su cui lavorare per offrire ai nuovi lettori dei “libri” con un reale valore aggiunto rispetto alla semplice digitalizzazione del testo.

Ho notato che la forma distributiva del saggio è decisamente inedita e (parrebbe) un po’ pericolosa per l’editore: puoi riassumerne l’essenza e farci capire quali sono i fattori strategici che più vi hanno convinto nello studiare detta forma distributiva?

Non si può distribuire un prodotto che per sua natura è immateriale, fluido, multiforme come se fosse un oggetto fisico definito e misurabile. Dobbiamo esplorare nuovi modelli di business, o più semplicemente nuove formule, nuove strategie. Non sta cambiando soltanto la forma del libro, sta cambiando il significato della parola “conoscenza”. Di conseguenza, dobbiamo riformulare il concetto di “prezzo” (tipicamente legato alla consistenza materiale del libro a stampa) e capire come attribuire un “valore” a un contenuto che non può essere circoscritto in limiti predefiniti. Così ci siamo ispirati agli unici modelli alternativi disponibili, quelli utilizzati in certi casi per la distribuzione e la vendita di musica digitale online, e abbiamo proposto il libro senza stabilire un prezzo di copertina – che non avrebbe avuto senso – ma chiedendo direttamente ai lettori di stabilirne il valore: in pratica chi vuole scaricare l’intero libro digitale decide autonomamente quanto intende pagarlo, poco o nulla se non vuole o non può spendere (e questo agevola la disseminazione delle conoscenze di cui il libro è strumento), di più se riconosce al contenuto un determinato valore. Vedremo, ma non penso che questa formula sia pericolosa per l’editore, tanto più che l’ha decisa lui! Certo, è pericolosa per gli editori tradizionali o per quelli che cercano di ostacolare la diffusione degli eBook perché capiscono che non possono distribuire testi digitali allo stesso prezzo dei libri a stampa, alto e spesso ingiustificato. Ma dobbiamo partire dal presupposto che non ha senso parlare di società della conoscenza se non si agevola la diffusione dei contenuti digitali: e questa è un’ipotesi, che configura uno scenario in cui il lettore non è soltanto un cliente dell’editore ma un protagonista attivo di quell’insieme di processi che alla fine determinerà il reale successo del libro e. perché no, anche il (giusto) ricavo per gli autori e per l’editore.

La Fortezza delle Emozioni

marzo 17, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

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Si inaugura il 1° Maggio a Forte Belvedere Gschwent sull’altopiano di Folgaria “La Fortezza della Emozioni  ambienti sensibili multimediali per architetture di guerra in tempo di pace” realizzate da Studio Azzurro.

Tra le installazioni figurano:

Plastico Animato – la presenza del pubblico o un semplice gesto della mano attivano la proiezione di una serie di informazioni dinamiche, immagini e indicazioni, complete di commento sonoro, che permettono di comprendere meglio il mondo della fortezza.

Le Sentinelle – rappresentano le silhouette in controluce di militari intenti a varie attività.

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Gli Obici di Luce – rievoca invece il telegrafo ottico collegato durante la grande guerra con la stazione situata sulla sommità del Monte Rust, nei pressi del Lago di Lavarone, ed è composto da un “tavolo delle comunicazioni”, sul quale viene proiettato un segno di luce seguito da immagini animate.

Diari dei Nidi delle Mitragliatrici - installazione grazie alla quale il visitatore vede in controluce dei lampi che simulano le fiammate della canna della mitragliatrice e sente il suono secco di una raffica, vivendo quindi un’esperienza molto intensa che ricorda quella vissuta da tanti soldati durante la Prima Guerra Mondiale.

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L’Angelo degli alpini – installazione sonora: in un’unica esperienza percettiva si uniscono qui la bellezza naturale del paesaggio e quella poetica di testi dal grande valore storico e letterario.

Per le immagini copyright e gentile congestione di Studio Azzurro e Fototeca

Materiali Sonori: musica per tutti

marzo 15, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

Chi abita nel Valdarno sa benissimo cos’è la nebbia. Noi che abitiamo un po’ più a valle, verso Firenze, là dove la Sieve in Arno si confonde, vediamo arrivare la nebbia con lentezza, come un effetto speciale da film ansiogeno. Ti avvolge, freddina, umidiccia, silenziosa. Fortunatamente dal Valdarno non arriva solo la nebbia, ma anche un altro fenomeno, che ha caratteristiche opposte a quelle della nebbia: la musica. Come la nebbia è avvolgente, ma è calda ed asciutta, e non certo silenziosa. la musica è quella che ci propone la più famosa etichetta indipendente del Valdarno, la Materiali Sonori, che nelle ultime settimane è uscita con, tra le altre, tre proposte musicali dalle caratteristiche molto peculiari e diverse tra loro. Iniziamo dalla più classica, la più vicina alla storia dell’etichetta toscana: Sopra i Tetti di Firenze- Omaggio a Caterina Bueno – di Riccardo Tesi e Maurizio Geri – un doppio CD che contiene una rilettura di molti brani del repertorio della più famosa cantante della Tradizione toscana. I due musicisti riescono, grazie anche all’aiuto di molteplici collaborazioni con artisti toscani e non, a dare una nuove veste ai brani della tradizione toscana, riscoperti e riproposti da Caterina Bueno, lungo la sua attività di ricerca sul territorio. Una veste che talvolta sorprende nel mostrare come certi canti popolari e tradizionali, siano ancora musicalmente proponibili ad un pubblico fatto non da soli cultori del folk. 500 catenelle d’oro è forse uno dei momenti più emotivamente coinvolgenti dell’album. La raccolta si chiude con la bella canzone che Francesco De Gregori dedicò a Caterina, in questo album cantata da Maurizio Geri. Molti sono i “personaggi famosi” che hanno partecipato alla realizzazione dell’album, tra i tanti Nada, Carlo Monni, Davide Riondino, Gianna Nannini, Piero Pelù.

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Il secondo episodio musicale proposto da Materiali Sonori ha un’origine abbastanza singolare. Il disco si chiama Oriental Night Fever . Nasce da un progetto di Hector Zazou in collaborazione con Barbara Eramo e Stefano Saletti. I tre avevano da tempo l’idea di creare un disco di rielaborazione musicale in chiave world music ed elettronica, ma non avevano le idee chiare su quale fosse l’autore da “ibridare”, se Bach, Mozart o i madrigali di Gesualdo da Venosa. Ed invece ad avere la meglio è stato un disco suonato la notte di capodanno, con tutti i classici della Disco Music Anni ’70. Così strumenti africani, indiani e l’elettronica, sono gli strumenti che danno a “capolavori” come I feel love di Donna Summer o Y.M.C.A. dei Village People, una lettura orientale di puro divertimento intelligente, cantate dalla bella voce di Barbara Eramo. Hector Zazou però non ha potuto ballare ai suoni di questo disco, ma la Materiali Sonori ha voluto ugualmente rendere omaggio al grande artista, algerino di nascita, musicista del mondo in vita.

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Arriviamo al terzo episodio, forse il più sorprendente per chi conosce la Materiali Sonori da sempre. Le Her con il loro primo disco, È tutto così, sono un gruppo formato da tre ragazze, molto giovani, che suonano un pop rock ben fatto. Se dietro non ci fosse la Materiali Sonori, potrebbero sembrare uno dei tanti gruppi giovanilistici, idoli dei teenager italiani, creati a tavolino per avere successo. Sbagliato. Sono molto più che genuine e sincere in ciò che fanno. Vederle dal vivo fa cambiare idea. Lo stile ed il piglio musicale che hanno, fa crollare quell’idea di “plastica” che uno si può fare ad un primo superficiale ascolto. Sono sicuro che con questo disco si faranno presto conoscere ad un vasto pubblico. Poi, sono sicuro che a breve, inizieranno a creare il solco di un nuovo percorso musicale, più personale ed originale. Soprattutto se sapranno ascoltare i consigli ed i suggerimenti dei Grandi Vecchi della Materiali Sonori.

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IRLANDA IN FESTA 2010 – XV Edizione – Sláinte mhaith

marzo 11, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

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Forse non ve ne siete accorti, ma sono già passati 15 anni dalla prima edizione di Irlanda in Festa, che si svolge come sempre in’occasione della Festa di San Patrizio, patrono d’Irlanda. Inoltre è l’occasione per festeggiare i 35 anni della band fiorentina Whisky Trail, che suoneranno con la formazione originale degli anni ’70, e che porteranno sul palco i loro successori che proseguiranno il cammino dei loro padri lungo il sentiero del whisky. Ma perché Firenze è così legata all’Irlanda? chiedetelo ad Antoni O’Breskey, sarà felice di raccontarvi le sue storie d’Irlanda, del popolo celtico e del suo legame con il popolo basco, e, ovviamente, di San Frediano. Giovedì sarà protagonista lui con la sua world music, ricca di collaborazioni importanti, accompagnato della bella Consuela Nerea e dalla cornamusa di Massimo Giuntini. Non saranno solo loro i protagonisti musicali della Festa, che quest’anno occuperà solo due giorni della programmazione della Saschall. Ci saranno anche gli Hidden Note (mercoledì 17) ed i Lunasa (gioved’ 18):  i primi sono una relativamente giovane compagine di musicisti italiani che da tre anni suonano nei pub toscani, con i loro strumenti della tradizione classica iralndese. I secondi sono una più che decennale realtà irlandese di nu-folk energico, con riconoscimenti mondiali e con alle spalle tour che hanno coperto quasi tutti gli angoli del pianeta. La loro parola è il riadattamento degli standard irlandesi a nuovi riadattamenti.

Ricordatevei che Irlanda non è solo musica, ma anche ottimi piatti e birre genuine, tutte cose che potrete gustare nei due giorni di festa. Sláinte mhaith.

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L’oggetto museale nell’era della contaminazione tecnologica

marzo 09, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

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Per gentile concessione di Massimiliano Pinucci

Giovedì 18 Marzo 2010

Dalle ore 11.30 alle ore 13.30

presso la LIBERA ACCADEMIA DI BELLE ARTI

50126 Firenze – Piazza di Badia a Ripoli, 1/A

Incontro con Fabrizio Pecori – Direttore Responsabile di My MEDIA

dedicato a

L’oggetto museale nell’era della contaminazione tecnologica

Breve indagine sull’epistemologia dei reperti e dei musei nella società dell’informazione telematica

A Firenze anteprima di Donne senza Uomini di Shrin Neshat

marzo 04, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

Il 9 Marzo SHIRIN NESHAT incontra il pubblico dell’Odeon a Firenze e presenta in anteprima “Donne senza uomini

FST-Mediateca Toscana Film Commission e LO SCHERMO DELL’ARTE

presentano:

ore 18.00 INGRESSO LIBERO

SHIRIN NESHAT incontra il pubblico

coordina Silvia Lucchesi, direttore Lo schermo dell’arte Film Festival

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ore 21.00

Anteprima del film “DONNE SENZA UOMINI” di SHRIN NESHAT con la collaborazione di Shoja Azari (Germania, Austria, Francia, 2009, 95′)

alla presenza della regista e dello sceneggiatore Shoja Azari

versione originale con sottotitoli in italiano

LEONE D’ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA alla 66° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

per gentile concessione di BIM distribuzione

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Guida di Roma per iPhone

marzo 04, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

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La prima guida per iPhone dedicata a Roma  nasce dall’esperienza del Touring  Editore ed  è  in  vendita presso  iTunes Store a  4,99 euro.