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Osservatorio di Cultura Digitale
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Archive for febbraio, 2010

Emozioni che scivolano addosso

febbraio 23, 2010 By: admin Category: Articoli

vascaesterna

Di Melina Ruberti

Appunti dal museo dell’acqua di Siena

Si è inaugurato a Siena il Museo dell’Acqua. Il nuovo centro espositivo, realizzato nei locali della Fonte di Pescaia

Uno spazio interamente dedicato alla distribuzione dell’acqua dalle profonde falde acquifere alla alta superficie della città,  ai “bottini”, alle fonti e ai manufatti.

Un museo che aiuta a capire quanta parte della storia, della struttura della città e della memoria dei senesi siano legate al sistema dell’acqua che si nasconde sottoterra.

Un museo radicalmente contemporaneo, colmo di ambienti e strumentazioni digitali fortemente funzionali alla comunicazione del territorio, dell’acqua, dell’ingegno umano cosi come si è evoluto nei secoli a partire dalle origini del pianeta fino ai nostri giorni.

fontefuori

L’ideazione e progettazione del Museo dell’Acqua di Siena sono state coordinate ed elaborate dagli architetti Roberto Santini, Goffredo Serrini, Claudio Zagaglia (SocialDesign). Il progetto per l’allestimento è stato poi ulteriormente sviluppato in collaborazione con Studio Azzurro e Mizar, che hanno dato un contributo fondamentale alla definizione della “struttura narrativa” e all’identità multimediale del museo, arricchendo i suoi spazi di proposte suggestive, filmati, modelli ed exhibit interattivi.

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L’esperienza finale, ad alta immedesimazione emotiva, si compie in un percorso articolato in dodici “luoghi”: la Stanza 1: Gocce d’attesa – Pavimento sensibile dei riflessi della città, Stanza 2: Le Porte d’Acqua - Indice liquido, Stanza 3: Soglia della Natura - Origine del territorio e territori sotterranei, Scala: Il Vento Sospeso – Scultura sonora, Stanza 4: Soglia della Tecnica – Scavo e costruzione dei bottini, Stanza 5a: Libro degli Ingegneri – Il genio senese, Stanza 5b: Il Bottino Ricostruito, Stanza 6: Soglia delle Acque e delle Fonti – Fonte Pescaia, Stanza 7: Alla Ricerca della Diana - Camera a suoni, Stanza 8: Il Tavolo delle tre Mappe: La città di sopra, Stanza 9: Dalla Sorgente alla Fonte – Film stereoscopico, Stanza 10: La Stanza delle Testimonianze – Gocce di ricordi, Bottino: Dalla Stanza delle Polle alla Fonte – Il racconto dell’acqua.

Ho avuto l’occasione di visitarlo durante l’incontro di presentazione alla stampa e ne ho apprezzato con piacere gli ambienti ad alto coinvolgimento emotivo.

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Per tutte le immagini copyright Studio Azzurro
(che ringraziamo cordialmente)

Io, agente esogeno infettivo

febbraio 23, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

dancacristallo

  Di Fabrizio Pecori

Torno dalla Dancalia, splendida regione depressa tra l’Etiopia e l’Eritrea così succintamente riepilogata dalla più autorevole delle guide turistiche – la Lonely Planet –: “Se avete un forte spirito d’avventura, questo itinerario sarà per voi il non plus ultra: attraverserete gli angoli più remoti del Corno d’Africa e raggiungerete alcune delle zone più inospitali del mondo”, con l’interrogativo di cosa possa essere effettivamente stato alla base di quel disturbo che in rapida successione ha colpito buona parte del gruppo con forti disagi intestinali e febbre alta. La rapida durata del disagio – 1, massimo 2 giorni – è stata pari solo alla diffusione dei sintomi tra i vari membri del gruppo in una progressione continua.

Superando con comodità i deboli controlli sanitari degli aeroporti internazionali sono tornato a casa con un dubbio che non ha trovato risposta: cosa sarà stato? cosa potrei essere diventato?

fermati

In seguito non sono, invece, riuscito a sfuggire alla rigorosa ispezione del cyberspace che, dopo numerosi avvertimenti e richieste di verifica, ha emesso la propria infallibile(?) sentenza: “Sono un possibile worm Koobface”; immagino un orrendo essere strisciante e pelosetto che con strabiliante e metodica rapida cadenza si insinua nell’organismo comunicazionale di Facebook portando il proprio malefico disagio ai danni dei numerosi utenti.

vermi

Eccomi allora, verme a mia volta, attaccare l’organismo più distribuito nel cyberspace instillando la febbre dell’insicurezza tra i suoi prosumer, produttori e consumatori di informazioni.

Mi dispiace sinceramente. E pensare che stavo unicamente commentando le canzoni ed i cantanti di Sanremo con un apposito Gruppo di ascolto messo su tra amici (consenzienti).

Fortuna che il disagio che ho arrecato pare, a detta dell’avvertimento di FB, essere durato solo qualche giorno, proprio come lo sconosciuto “verme” da me contratto in Dancalia

dancfuoco

Seminario sulla Sicurezza Informatica a Montepulciano

febbraio 19, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

locandinamontepulciano

Seminario sulla Sicurezza Informatica a Camucia

febbraio 12, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

seminariosicurezzacamucia

Future Festival 2010

febbraio 09, 2010 By: admin Category: Articoli

Di Carmen Lorenzetti

Il Future Film Festival 2010 si è chiuso domenica 31 gennaio con una nota amara dei curatori Giulietta Fara e Oscar Cosulich, che hanno messo in forse lo svolgimento del Festival a Bologna per l’anno prossimo, dato il taglio sostanziale di fondi che hanno dovuto subire quest’anno ad opera del Comune soprattutto, che ha dato solo 20.000 euro, all’interno di un misero budget di 270.000 euro (i curatori hanno fatto veramente miracoli). Noi tutti ci auguriamo che questo non accada e che a questa dodicesima edizione ne seguano altre, che continuino la ormai consolidata tradizione di questo festival, ormai meta di un pubblico numeroso e variegato. I numeri peraltro parlano chiaro: vi sono stati 120 appuntamenti tra proiezioni, incontri e laboratori, 21 lungometraggi in anteprima, 120 cortometraggi, opere provenienti da 25 paesi, 250 giornalisti accreditati per un totale di 6 giornate di Festival.

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Per quanto riguarda i premi, il più atteso, il Platinum Grand Prize per il miglior lungometraggio è andato a Panique au village di Stéphane Auber e Vincent Patar (Belgio), un film in stop motion, tutto fatto con pupazzetti in plastilina che ricordano i soldatini degli anni sessanta, i protagonisti manco a dirlo sono un cavallo parlante, un cowboy e un indiano e la storia si svolge in un villaggio essenziale con le sue case ed alberi sulle colline, che ricordano i dipinti neotrecenteschi di Carrà, il ritmo esilarante e serrato e la storia piena di invenzioni e fantasia aprono all’“immaginario sconfinato, l’innocenza, la crudeltà e soprattutto l’irriverenza dell’infanzia”. Una menzione speciale è stata assegnata a Edison & Leo di Neil Burns (Canada) “per l’originalità del racconto, la complessità dei personaggi e gli alti valori produttivi di un film che ci offre un punto di vista indubbiamente inusuale su un personaggio storico…”.

Tra i cortometraggi in concorso per Future Film Short i più votati dal pubblico del FFF, che si sono aggiudicati il Premio del Pubblico Groupama si trovano: il primo Fard di David Alapont e Luis Briceno (Francia), una storia originale con personaggi molto stilizzati e in bianco e nero che con una lampada speciale acquisiscono fattezze umane e colore, ma naturalmente non sono liberi di recuperare questa natura e vengono per questo perseguitati…., il secondo premio è andato a The man is the only bird that carries his own cage di Claude Weiss (Sacrebleu Productions, Francia), con uomini con la testa rinchiusa in una gabbia che lottano contro una invasione di uccelli nel cielo, tutto condotto con un alto valore di pittoricismo, forse talvolta eccessivo. Il Premio della Giuria – Provincia di Bologna per il miglior corto è stato assegnato a The Lighthouse keeper di David Francois, Rony Hotin, Heremie Moreau, Baptiste Rogron, Gaëlle Thierry, Maïlys Vallade (Gobelins – L’école de l’image, Francia) tutto fatto di disegni semplici e fiabeschi all’interno di una storia surreale, con un guardiano del faro che lotta contro una lucciola gigantesca e teme a causa di una nave enorme e felliniana che sta per abbatterlo, quando vira all’ultimo momento.

Altri lungometraggi in concorso da menzionare per la particolarità sono i seguenti.

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 Les Lascars di Emmanuel Klotz, Albert Pereira-Lazaro, è un film francese molto divertente che si svolge nella periferia degradata di una metropoli europea popolata da personaggi dei bassifondi, tra questi due sono i protagonisti, che tentano di trovare i soldi per fare una vacanza nell’isola di Santo Rico, per raggiungere il loro obbiettivo ne passano di tutti i colori. E’ tutto in 2D, con disegni fumettistici ben fatti e originali, in ottimi sfondi. Goemon di Kazuaki Kiriya, il film giapponese è una saga epica, che si svolge nel XVI secolo e ha come protagonista Goemon una specie di Robin Hood, che lotta semplicemente per essere libero, ma che alla fine, raggiunto l’amore della principessa, morirà. Gli effetti speciali di questo film di attori veri ricordano quelli tipici delle storie orientali di battaglie, non privi però di una vena poetica. Mai Mai Miracle di Sunao Katabuchi è un film giapponese della famosa casa di produzione Mad House, tutto lavorato in 2D, molto fresco e lirico. Racconta della piccola Shinko che vive in un villaggio e che ha una fervida fantasia con la quale fa rinascere i luoghi dove vive ai tempi di mille anni prima, quando giunge un’altra bambina da Tokio, condivide con lei i suoi sogni. Un film poetico, particolare e fantasioso è In the Attic: who has a birthday today? del pluripremiato Jirí Barta (Repubblica Ceca/Slovacchia/Giappone), in stop motion con personaggi di plastilina e stoffa i cui protagonisti sono una bambola che viene rapita da un uomo/mostro in carne ed ossa e i suoi due compagni di casa: un orsetto e una specie di palla con le gambe e le braccia.

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Da scordare per la cupezza e la cervellotica trama è invece King of Thorn del giapponese Kazuyoshi Katayama. Fuori concorso, ma da segnalare per gli appassionati dei film di guerra con i soliti robot giapponesi è Eureka seven: good night, sleep tight, young lovers di Tomoli Kyoda.

Tra gli incontri è stato senz’altro il più atteso: la presentazione del premio Oscar Joe Letteri del making of Avatar, dove forse non è stata del tutto spiegata la matrice artistica che a me pare di ravvisare negli uomini – gatto del film, molto vicini  ai personaggi dell’artista statunitense Daniel Lee, ma è stato introdotto un cinema dove il confine tra reale e virtuale è praticamente sparito, grazie anche ad un nuovo sistema stereoscopico con cui si cattura la realtà. Interessante il fatto che per riprendere l’emozione degli attori è stato sviluppato un casco che la catturava e poi la trasferiva ai personaggi di sintesi. Abbiamo visto l’uso puntuale della motion capture per sviluppare i gesti dei personaggi umanoidi o animali e il procedimento per costruire il paesaggio, che parte da un bozzetto, che a volte viene sviluppato nella realtà e trasformato in 3D successivamente,  una delle sfide più grandi è stata la costruzione del mare e uno degli effetti più particolari deriva dalla particolare luminescenza di cui è dotata la foresta, che deriva dalla tipica luce sottomarina che il regista James Cameron ha studiato nel corso di questi dieci anni in cui ha girato documentari, dopo avere firmato la regia di Titanic. Un altro appuntamento importante è stata la presentazione in due puntate dell’opera del famoso maestro di motion graphic Saul Bass da parte del designer Kai Christmann, in cui sono state presentati i titoli di testa dei film di Bass a partire da Carmen Jones (1954), attraverso Man with the golden arm di Preminger (1955) dove muove il braccio attorno ai titoli, a Around the world in 80 days di Anderson (1956), dove fa una piccola storia in animazione che riassume il film e corre lungo i titoli, a Anatomy of a murder di Preminger (1960) dove il cadavere a pezzi che si muovono attraversa i titoli, fino a Psyco di Hitchcock (1960), dove fa anche lo storyboard della nota scena dell’omicidio nella doccia, nella seconda parte invece sono stati proiettati i titoli che sono stati debitori all’artista fino ai giorni nostri, compresi quelli d’animazione come Monsters & inc. (2001).

Un’altra finestra è stata aperta dal festival sulla stop motion e così è stato invitato un personaggio la cui casa di produzione si è sempre contraddistinta per questa tecnica, David Sproxton co-fondatore di Aardman Animations, che ha proiettato film storici da Wat’s pig di David Lord, al vecchio e in 2D Not without my handbag, a Shaun the Sheep a molti altri, in cui si è visto il magistrale sviluppo di questa produzione.

Gli ultimi due giorni sono stati dedicati, come era successo l’anno scorso, al cinema 3D stereoscopico con incontri di produzioni italiane e straniere che hanno parlato del futuro di questo genere e del successo che sta avendo, con lo sviluppo delle sale che lo mettono a disposizione del pubblico e con proiezioni come Dragon trainer 3D, Toy story 3D e The hole 3D.

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