Eija-Liisa Ahtila
Di Joon Steenkamp
Dal 21 Settembre al 4 Gennaio la videomaker finlandese è ospite di
Museion a Bolzano.
Eija-Liisa concepisce il video come il medium più efficace
per narrare la condizione umana contemporanea con particolare
attenzione ai casi borderline, ma non disdegna forme espressive
eterogenee come la fotografia, le performance e le installazioni.
Dopo aver compiuto studi cinematografici in California e a Londra,
l’artista ha stabilito il proprio quartier generale ad Helsinki: di
qui il “sapore ugrofinnico” che emana dalla sua indagine
sull’ordinaria condizione dell’umanità e della donna in particolare.
Attraverso articolazioni fotografiche e videografiche che utilizzano
contemporaneamente più pannelli o più superfici di proiezione la
Ahtila ci sollecita a prendere parte ad un viaggio-indagine, che
mette in primo piano le relazioni umane ed i sentimenti elementari,
come il rapporto figli-genitori, la fine di una coppia, l’approccio
alla sessualità di ragazze adolescenti, le diverse manifestazioni
della psicosi in giovani donne.
Le eroine di quelli che lei stessa definisce come “drammi umani” non
hanno nomi che riecheggiano le tragedie classiche, ma rispondono a
nomi comuni dell’etnografia finlandese: Elsa, Päivi,
Satu, Tiina... ma con il loro sentire ed agire ai
margini, donano volto ad interrogativi umani che magistralmente
coniugano l’esistenza contemporanea con poetiche immanenti ed
archetipiche: ne deriva una indagine interiore che fa del molteplice
e della frammentazione il proprio centro focale, rispecchiando e
mettendo a nudo contraddizioni, linee di pensiero non lineari,
ipotesi non razionali in cui il ritmo narrativo viene franto e
riecheggiato attraverso l’uso caleidoscopico del montaggio e delle
inquadrature multiple.
Tra le videoinstallazioni presentate a Museion meritano una
particolare menzione: If 6 was 9 videotrittico che propone
una rilettura dei pensieri sul sesso di tre adolescenti finlandesi;
Today, in cui la morte di un anziano viene rappresentata
attraverso la sequenza di tre racconti ed emozioni della nipote, del
figlio e di sua moglie, presentati in un ambiente composto da
altrettanti pannelli; The Present, installazione composta da
cinque monitor che ospitano altrettante brevi storie borderline
presentate a due a due; The Wind, trittico che si concentra
sullo sviluppo della psicosi di una donna incapace di gridare il
proprio disagio e che sfoga le emozioni mordendosi le mani fino a
quando un vento selvaggio che entra nella casa le offre
l’opportunità di ripercorrere e riorganizzare la propria esistenza.
Ma il videotrittico che ho trovato più espressivo è The House,
nel quale la giovane Elisa comincia a captare all’interno
della propria abitazione rumori e voci che progressivamente
interferiscono con la propria percezione del mondo, fino al punto di
frantumare le sue coordinate spazio-temporali, costringendola a
cercare riparo nell’oscuramento totale di porte e finestre per far
fronte all’invasività del mondo nel proprio orizzonte domestico e
sensoriale. |


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