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MEDIATECA
L’arte della re-mediazione
di Fabrizio Pecori

Due recenti volumi propongono una analisi focalizzata sull’uso creativo dei nuovi media tra interattività e contaminazione
Negli ultimi anni l’attenzione sull’arte elettronica, interattiva o meno, si è amplificata in modo concreto, ma sono ancora pochi i contributi critici che offrono una analisi ad ampio raggio.
Due recenti volumi editi da ETS, e nati entro il vivace ambito culturale della città di Pisa, offrono una occasione interessante per fare il punto della situazione.
Il primo, Arte tra azione e contemplazione – L’interattività nelle ricerche artistiche, nasce dalla rielaborazione e dall’approfondimento degli atti del Convegno omonimo (Pisa, 1998); il secondo, Le arti del video – Sguardi d’autore fra pittura, fotografia, cinema e nuove tecnologie, offre i contributi di studiosi formatisi all’Università di Pisa che hanno focalizzato la loro ricerca specificamente su autori od opere che in varia misura hanno segnato l’evoluzione culturale ed artistica dell’arte videografica, inducendo a continue riletture e contaminazioni con i vari paradigmi delle arti visive.
Pur nell’ambito di specificità variamente divergenti i due volumi condividono la tensione critica verso una analisi che si concentra sulla volontà diversamente espressa dagli artisti attraverso le loro opere di mantenere, nell’ambito delle nuove espressioni elettroniche e digitali, una sorta di memoria attiva, di radice segnica che le colleghi alle indagini ed alle esperienze storiche pregresse.
Si tratta a ben vedere di un fenomeno che è comune a tutti i settori della comunicazione e, per estensione, dell’apprendimento e che ben è viene riepilogato dall’indagine intorno alla remediation proposta in uno storico contributo da Jay David Bolter e Richard Grusin, ma che in ambito artistico assume valenze peculiari che aprono inediti orizzonti di riflessione. Nella tesi espressa dagli autori di Remediation – Understanding New Media (ed. originale 1999) le modalità attraverso le quali i nuovi media rimodellano i vecchi, che a loro volta sono costretti a riproporsi in forme nuove per adattarsi ai cambiamenti in corso, obbediscono ad una doppia logica derivata dai vari gradi di combinazione dell’immediatezza (trasparenza) e dell’ipermediazione (opacità), ovvero della tendenza della cultura contemporanea a moltiplicare le forme di comunicazione mediata in un ridondante accumulo di linguaggi. Gran parte della ricerca artistica contemporanea sembra concentrarsi proprio sull’assunzione critica e sull’analisi di questi meccanismi, fino ad arrivare al paradosso di instillare talvolta il dubbio di una certa ricorsività ermeneutica e strumentale ben riepilogato in quanto espresso da C. Sini e riportato in qualità di postilla del contributo di Paolo Rosa che ha rappresentato il punto di partenza della riflessione del Convegno e del volume Arte tra azione e contemplazione: «… un’altra considerazione che mi colpisce moltissimo è che non appena entrano in gioco i mezzi della tecnica, elettronici ecc., accade all’arte qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto alla scienza e in particolare alla fisica, che anziché modellare lo strumento sulla base dei nostri propositi, noi operiamo una ricerca entro questo strumento potentissimo di cui non conosciamo ancora i limiti e ci facciamo suggerire da lui la ricerca; cioè partiamo da una ricerca entro la tecnica per arrivare a degli eventuali risultati… sì, mi pare che una caratteristica del tempo in cui viviamo è che la tecnica prende il sopravvento e guida la ricerca, suggerisce i percorsi e poi chissà dove si va».
Un dubbio legittimo, al quale i numerosi contributi dei volumi offrono, nel loro specifico, dettagliate risposte, le più convincenti delle quali sono, a mio avviso, quelle che puntano sull’individuazione di quell’universo di rimandi, di quel mosaico di sguardi che lega a doppio filo la ricerca artistica contemporanea con la tradizione.
Arte tra azione e contemplazione
Curato da Silvana Vassallo e Andreina Di Brino, il volume che focalizza la propria attenzione su L’interattività nelle ricerche artistiche, è un vero e proprio coro polifonico delle voci più autorevoli della riflessione italiana, tra le quali è opportuno almeno ricordare, oltre al già citato Paolo Rosa, tra gli artisti Mario Canali, Giacomo Verde, Piero Gilardi, e tra gli studiosi Silvia Bordini, Sandra Lischi, Simonetta Cargioli, Remo Bodei, Giuseppe O. Longo, Mario Costa, Deydre Boyle, Luciana Galliano, Tullio Brunone, Alfonso M. Iacono
L’apparente contrapposizione tra azione - tratto che a tutta prima potrebbe sembrare distintivo delle tendenze espressive contemporanee - e contemplazione - per contrapposizione identificato come retaggio culturale classico -, si offre come punto di partenza di una serie di investigazioni critiche e teoriche centrate su un paradigma artistico in cui il pubblico viene considerato come determinante ai fini dell’esistenza dell’opera stessa, allargando la propria riflessione sull’interattività intesa quale tratto peculiare della condizione contemporanea sia dal punto di vista sociale che esistenziale.
Nella vocazione interdisciplinare di un dibattito a più voci, il volume assume implicitamente come punto di partenza l’affermazione di Piero Gilardi secondo cui «Le nuove tecnologie sono interattive e metamorfiche, lavorano su un ambito linguistico in cui non ci sono più i vecchi referenti ma c’è una sorta di dinamica di flusso caotico di continua mutazione e questo fa sì che la natura stessa del dato artistico non sia più quella di produrre dei condensati ideologici attraverso la plasmazione di una materia, attraverso la gestione di una sintassi simbolica, ma divenga un atto relazionale. L’atto artistico è diventato sostanzialmente un atto relazionale […] nel divenire».
In quanto intrinsecamente relazionale questo atto può emanciparsi da qualsiasi substrato espressivo; lungi dall’essere appannaggio delle espressioni che fanno ricorso alle nuove tecnologie, può essere ravvisato nella visione di Mario Canali perfino nei piccoli episodi della quotidianità: «Jung chiama questi episodi “coincidenze significative” e suppone che la realtà possieda un lato creativo che si mostra a chi si predispone a riconoscerlo».
Proprio questo spostamento dall’espressione artistica alla predisposizione recettiva, se portato alle estreme conseguenze, guida verso quel superamento della contrapposizione tra azione e contemplazione postulata come stratagemma per il confronto proposto nel volume, perché in realtà, come sintetizza Paolo Rosa, «I sistemi interattivi favoriscono e definiscono in modo conclusivo lo spostamento, già in atto da tempo nell’arte contemporanea, dalla fase della rappresentazione a quella dell’esperienza».
In questa accezione il ripensamento del rapporto con l’opera d’arte include la necessità di un ripensamento globale del sistema stesso di raccolta e proposizione al pubblico. In ultima analisi è proprio il concetto stesso di Museo che deve essere ripensato fin dai suoi fondamenti storici; è questa l’opinione di Remo Bodei, che riconduce la sua analisi proprio alla “formulazione teorica fondante” dell’azione museale, dal momento in cui con la nascita delle collezioni gli oggetti aventi inizialmente per lo più funzione “religiosa” vengono spostati dai luoghi di culto ai luoghi di raccolta: «L’oggetto religioso, cultuale, viene così trasportato nella sfera profana, ma
profanus è appunto colui che sta davanti al fanum, al tempio, guardandolo dall’esterno. In questo senso, l’oggetto artistico, seppur secolarizzato, conserva un’aura sacrale ed è situato in una zona e a una distanza di rispetto».
Nello scenario delineato dall’utilizzo artistico dei nuovi media la concezione relativa alla fruizione delle opere d’arte è in grado di emanciparsi dalle problematiche connesse con il tradizionale sistema di archiviazione, conservazione e fruizione. Tutte le opere legate alle moderne tecnologie condividono il carattere della eventualità: possono cioè esistere ed essere riprodotte in copie differenti anche contemporaneamente. Scade pertanto, sono parole di Paolo Rosa, «il concetto di originale e si realizza una nuova interpretazione de L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica che Benjamin aveva sollecitato. Un’opera non che si riproduce infinite volte, moltiplicando la sua presenza, ma un’opera assente che ricompare quando richiesta».
Nell’impalpabilità della sua possibilità di essere richiamata e riprodotta infinite volte, l’opera d’arte si fa tentacolare, ipertelica, escrescente: incontra come possibilità esistenziale la reticolarità delle connessioni telematiche, dando origine a costellazioni di senso nel quale la fusione interazione, contemplazione, conoscenza assume proprio quel carattere connettivo tanto caro a Derrick De Kerckhove e che, nel contributo di Mario Costa, viene splendidamente ricondotto ad una formulazione teorica che già Nietzsche aveva affidato a La gaia scienza: «io credo che la coscienza non è individuale, io credo che la coscienza sta tra gli uomini, che la coscienza è una rete comunicativa».



 


Le arti del video
L’interattività non è l’unica forma che pone in essere il dialogo tra cultura, arti ed innovazione nella produzione artistica: molti dei suoi aspetti salienti sono ben precisati anche nella produzione videografica e nelle installazioni di molti artisti che non pongono l’operare del pubblico al centro della loro indagine. E’ questa la tesi implicitamente sviluppata dai contributi critici del volume curato da Simonetta Cargioli.
«Il punto di partenza – specifica la curatrice – è l’analisi di opere realizzate da artisti internazionalmente riconosciuti: Bill Viola, Christian Boustani, Gary Hill, Chris Marker, Zbigniew Rybczynski, Michael Klier, Michel Chion. Tutti gli artisti citati sono arrivati al video da esperienze in altri campi delle arti; per molti è diventato lo strumento primo di ricerca e di linguaggio artistici; per alcuni è un momento in insiemi produttivi che abbracciano media e esperienze diversi. Ma in tutti i casi […] il video nelle opere analizzate è fatto costantemente dialogare con le arti e, di conseguenza, per chi ha deciso di avventurarsi nell’analisi e nella riflessione critica e teorica è stato necessario un approccio multidisciplinare, capace di far luce appunto sui modi e sulle manifestazioni di quel dialogo».
A ben guardare anche questi Sguardi d’autore fra pittura, fotografia, cinema e nuove tecnologie forniscono una risposta indiretta all’interrogativo riguardante la possibilità di stabilire una reale demarcazione tra azione e contemplazione nell’ambito della fruizione artistica, e lo fanno richiamando in causa, ciascuno a proprio modo, quei concetti di circolarità ermeneutica e rimediazione culturale che sempre più sono al centro del dibattito concernente i nuovi media.


 

[Schede]

Copertina di Arte tra azione e contemplazione

Arte tra azione e contemplazione – L’interattività nelle ricerche artistiche
Silvana Vassallo – Andreina Di Brino [a cura di]
Edizioni ETS – 2003
Pagine 299 + inserti fotografici a colori – Euro 15,00

 

 

 

Copertina di Le arti del video

Le arti del video – Sguardi d’autore fra pittura, fotografia, cinema e nuove tecnologie
Simonetta Cargioli [a cura di]
Edizioni ETS – 2004
Pagine 254 + inserti fotografici a colori – Euro 16,00

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