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Giochi della percezione
Di Melina Ruberti
Pillole della Biennale di Venezia
L’edizione di quest’anno dell’Esposizione
Internazionale d’Arte è estremamente ricca
di opere ed occasioni d’incontro e certo merita una accurata
riflessione che rinviamo, per ragioni di tempo e di spazio, al prossimo
numero di My Media.Quello che voglio proporvi qui
sono tre piccole pillole che indagano, in sintonia con il tema della
Biennale, la percezione ed i suoi inganni.
El Anatsui
L’artista del Ghana indaga con le proprie opere, realizzate
appositamente per la Biennale, le abitudini del
vedere.Con i suoi tappeti la cui trama è realizzata con tappi
ed altri elementi metallici svela come sia normale assimilare il
nuovo scoprendo in esso somiglianze con il vecchio.
Con le due opere presentate all’Arsenale l’artista
intende anche simboleggiare e rappresentare la migrazione dall’Africa
occidentale verso l’Europa.
Yukio Fuyimoto
Il giovane giapponese analizza invece gli inganni della percezione
uditiva con una installazione estremamente curiosa composta da lunghi
tubi ed un molto ipotetico lettore di LP.
Una sedia dalla quale si diramano due tubi convergenti, separati
da uno spazio vuoto largo quanto una testa umana rappresenta il
momento centrale dell’illusione acustica. Il pubblico infila
la testa tra i tubi e comincia a sentire cose, perché quando
lo fa comincia ad ascoltare.
Come ha detto l’artista “il tubo cilindrico è
un’estensione delle orecchie – uno strumento per i sensi
-, l’LP che non suona è un’estensione della mente”.
Jason Rhoades
L’artista americano gioca sull’immersione dei sensi
nello spazio proponendo installazioni estremamente vivaci che si
impossessano di tutto la superficie espositiva colmandola di assemblaggi
di strutture tentacolari realizzate con materiali diversi e variopinti.
La sala da lui realizzata alterna le suggestioni di un dormitorio
per poveri con quelle di un caotico mercato multietnico e globale.
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