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Alinari
Di
Antonio Viscido
Intervista a Claudio de Polo Saibanti
Da questo numero di My Media inizia una serie di articoli dedicati
ad una delle più importanti realtà imprenditoriali
di successo di Firenze: gli Alinari. Grazie alla loro fervente attività
pionieristica nel modo della fotografia ed alla loro continuità
operativa negli ultimi 150 anni e più, hanno portato nel
mondo l’arte, i luoghi ed il nome di Firenze, mantenendo un
costante aggiornamento nelle tecniche e nelle tecnologie, che li
portano ad avere il più grande archivio fotografico storico
e ad aver creato importanti archivi on line sia per il mondo del
lavoro che per la didattica. Ultima realizzazione il MNAF, il Museo
Nazionale Alinari della Fotografia. Abbiamo incontrato il presidente
Claudio de Polo Saibanti.
Un po’ di storia
La storia degli Alinari fotografi ha inizio alla metà dell’800:
nel 1852 la fotografia ha oltre dieci anni di vita e la loro attività
nasce quando gli strumenti per la ripresa e la riproduzione hanno
già raggiunto una buona qualità e diffusione. La loro
capacità è stata quella di capire l’importanza
dell’immagine fotografica come oggetto della “memoria”.
Inizialmente sono fotografi d’arte e di paesaggi, con campagne
fotografiche svolte in tutta Italia. In un epoca dove la fotografia
non era alla portata di tutti, né da un punto di vista economico,
né pratico, tutti i viaggiatori, i turisti come i pellegrini
che attraversavano l’Italia per il loro “Grand Tour”,
ritornavano a casa con le immagini acquistate nell’Atelier
Alinari, da far vedere ai propri familiari ed amici. Immagini non
solo di Firenze. Anche Venezia, Roma, Pompei ed ognuno di loro poteva
ricreare il proprio viaggio attraverso le immagini raccolte in album
personalizzati, nei Souvenir. Presto il nome Alinari si diffonde
in tutta Italia ed in Europa con riconoscimenti e premi nelle più
importanti esposizioni. Alla fine del secolo iniziano la loro attività
di Editori con collane di prestigio a tiratura limitata: libri d’arte
e di paesaggi. Quasi contemporaneamente, in America, avviene qualcosa
che cambierà in maniera sostanziale il mondo della fotografia.
Con lo stesso spirito della diffusione delle automobili della Ford,
tutti devono avere quattroruote sulle quali viaggiare, Eastman produce
la prima macchina fotografica portatile “te premi il bottone,
noi facciamo il resto”. Anche grazie alla Grande Guerra, questi
primi apparecchi fotografici per tutti raggiungono una grande diffusione.
Nel 1920 Vittorio Alinari decide di cedere tutto ad un gruppo di
novantasette tra nobili, imprenditori e intellettuali di Firenze,
tra i quali troviamo Ricasoli, Antinori e Guicciardini ma anche
la Banca di Firenze, senza un azionario di maggioranza: nasce I.D.E.A.,
Istituto Di Edizioni Artistiche, la prima “public company”,
o come si diceva allora Società Anonima, europea nel campo
artistico. Nel frattempo l’archivio fotografico dell’azienda
si è arricchito e continua ad arricchirsi grazie a campagne
condotte in tutta Italia e che registrano con dettagli sempre migliori
il modo nel quale il nostro paese stia cambiando. Negli anni ‘20,
l’attività editoriale continua acquisendo una caratteristica
più popolare, con volumi monotematici su luoghi ed artisti
italiani; al basso prezzo di 3 lire, gli attuali 5 euro. La grande
diffusione di queste raccolte consente di far conoscere sempre di
più l’arte italiana ed il nome Alinari nel mondo.
Alla fine degli anni ’20, un po’ di baruffe interne
e la crisi economica mondiale convincono le “proprietà”
a lasciare. Compare sulla scena il banchiere Raffaele Mattioli,
che acquisendo pacchetti azionari della società, apre la
strada al Senatore Vittorio Cini, che ne diventa il maggiore azionista
negli anni ’30. Dal ’34 fino al ’76, oltre alle
campagne fotografiche c’è una grande attività
di acquisizione di fondi fotografici di altre case, che aggiunti
a quelli degli Alinari, la mettono in pratica in condizione di monopolio
del settore fotografico. Alinari possiede la più grande raccolta
di negativi storici classici sull’arte italiana: sono sei
archivi per un totale di 220 mila negativi, che coprono un vasto
intervallo di tempo. Cini fa quello che avrebbero poi fatto Gates
e Getty con Internet.
Alinari conosce un po’ di crisi, ma poi neanche così
tanta, tra il ’76 e l’82. Inizio ad occuparmene nel’82
e con maggiore incisione nell’85, con la nascita del Museo
Alinari nei 270 metri quadrati di un’ala in Palazzo Rucellai,
che però nel ‘97 chiude per sopraggiunte necessità
di vendita della Famiglia Rucellai. In questo modo Alinari inizia
la sua attività itinerante con mostre fotografiche in tutta
Italia e nel mondo. Una fra tutte: “L’ITALIA È
UN PAESE UNICO”: 220 fotografie di 180 fotografi che ha girato
oltre 200 location nel mondo, con una sempre maggiore diffusione
del nome Alinari e delle bellezze italiane nel Mondo.
D.: Per farsi conoscere nel mondo non c’è più
la stretta necessità di viaggiare. Basta un computer ed un
buon collegamento a banda larga.
R.: Entriamo nell’Era Internet: ormai l’archivio
ha 4 milioni e mezzo di fotografie - una delle ultime acquisizioni
è l’archivio di Folco Quilici con oltre 500 mila foto
- e gestisce oltre 45 milioni di immagini di vari archivi. Grazie
anche al partner Telecom, dal ’97 ad oggi siamo riusciti a
mettere a disposizione per l’acquisto on line, 250 mila immagini
nel sito B2B e 150 mila nel sito Educational, ed ovviamente non
sono semplici gallerie, bensì un articolatissimo strumento
di ricerca con ottanta classi semiologiche ed otto mila parole chiave,
che ci consentono di associare ad ogni immagine circa dieci output
di ricerca, ciò significa che se in un’immagine di
Piazza della Signoria a Firenze è presente un lampione dell’illuminazione
ottocentesca, troveremo la stessa immagine non solo nella ricerca
di immagini di “piazze di Firenze” ma anche nella ricerca
“illuminazione dell’800”. L’immagine della
nonna degli anni ’40, non sarà legata strettamente
alla persona ma anche al suo abbigliamento, all’acconciatura
dei capelli, ai gioielli indossati. Noi siamo in grado di fare un
libro sul sigaro
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toscano, non perché
abbiamo tremila foto di sigari toscani (che lo renderebbe assai
noioso), ma perché abbiamo le foto di Mario Soldati che fuma
il sigaro, di Pietro Germi, “il ferroviere”, in questo
modo abbiamo dei testimonial del sigaro toscano.
Questo enorme lavoro ha prodotto un amplificazione delle 250 mila
immagini ad un archivio di 2 milioni e mezzo di output di risultati
di ricerca.
Abbiamo iniziato nel ‘97 per essere pronti on line nel 2001.
Tra l’altro ogni immagine è protetta da due livelli
di watermark, uno visibile ed uno nascosto: al momento dell’acquisto
il primo watermark viene eliminato, non il secondo che ci consente
di tracciare un eventuale abuso della riproduzione dell’immagine
stessa.
D.: Un nuovo Museo a Firenze?
R.: Recentemente abbiamo aperto il Museo Nazionale Alinari
della Fotografia, MNAF, che nei suoi 900 metri quadrati all’interno
delle restaurate sale delle Leopoldine, con i suoi percorsi e laboratori
didattici ha tra le sue ambizioni quella di far capire ai ragazzi
che una fotografia non è solo un click fatto con il telefonino.
Il museo presenta percorsi non solo relativi alla fotografia come
immagine, ma come oggetto importante del quotidiano di tutti noi,
degli oggetti legati alla esposizione delle immagini, le cornici,
alla loro raccolta, gli album ed anche una serie di gadget pubblicitari
o meno che hanno come protagonista il mondo della fotografia. Inoltre
è presente un percorso particolarissimo dedicato ai non vedenti,
nato grazie alla collaborazione con la Stamperia Braille, avendo
come punto di riferimento l’idea di Walter Benjamin per la
quale “la fotografia non è solo immagine, ma immaginazione”.
D.: Cartaceo e digitale, una sfida o una convivenza?
R.: La fotografia digitale ridurrà drasticamente
la fotografia cartacea, l’ha già ridotta. Bisogna considerare
anche che nel passato recente la fotografia cartacea è stata
tanta, troppa e sparirà, tutto il colore non ben conservato
svanirà. Del ‘900 non avremo centinaia di milioni di
fotografie, forse solo alcune decine di milioni. Negli anni ’70
e ’80, la fotografia è stata meno rara della carta
igienica, portando via molto del suo fascino, per assurdo un accendino
sembrava più importante, perché aveva una sua forma.
Ho visto più volte fotografi scattare delle foto a terra
per terminare un rollino e portare la pellicola a sviluppare, tanto
costava poco. Per me, ciascuno di quegli scatti a vuoto è
un insulto alla fotografia. Io non ho mai visto in un ristorante
buttare a terra l’acqua avanzata sui tavoli perché
tanto andava finita, tanto meno il vino. È un gesto che significa
che quella cosa non ha valore. Quando nel 1985 decisi di aprire
un museo della fotografia, molti amici mi chiesero se lo ritenevo
necessario visto che la fotografia era ovunque, in ogni edicola,
sarebbe sembrato meno strano aprire un museo dei cavatappi, perché
non esiste un posto che raccolga tremila tipi diversi di cavatappi,
ovverosia ciò dava l’idea di maggiore rarità
dei cavatappi rispetto alla fotografia; ma il tempo è galantuomo
e del ‘900 rimarrà solo ciò che veramente valeva.
Oggi siamo nell’era dell’immagine, la fotografia di
carta diventerà sempre più di nicchia, sempre più
preziosa. Ad oggi nessuno è in grado di dirci quanto durerà
il supporto digitale. L’enorme quantità di materiale
numerico si conserva sui DVD e quando tra dieci anni ci diranno
che il DVD si deteriora, ci basterà, prima che ciò
avvenga, copiare il contenuto del DVD su un nuovo supporto. Le nostre
lastre del 1860 vengono ancora usate e ci hanno garantito la storia
di quell’immagine. Fanno bene le grandi aziende dell’immagine
digitale a preoccuparsi della durata dei colori e dei supporti,
perché è loro la responsabilità della storia
dell’immagine del XX secolo, della capacità di memorizzare,
della capacità di conservazione. Anche Alinari si occupa
della ricerca in collaborazione con i suoi partner. Queste collaborazioni
ci consentono di avere, non solo risorse economiche, ma anche il
massimo aggiornamento nelle tecnologie utilizzate.
D.: Come e quando si passa dalla fotografia che documenta
l’arte ed il paesaggio alla fotografia come forma d’arte.
R.: Nel caso di Alinari direi sin dal primo momento: quando
è stata fotografata la torre di Pisa, ad esempio, fu fatta
in maniera così perfetta, con una ricerca del parallasse
e dell’esposizione tale da avere come risultato, non solo
la documentazione della Torre di Pisa, bensì una interpretazione
artistica della torre di Pisa. Così la fotografia degli Alinari
di un’opera d’arte era una fotografia d’arte.
Così come per la storia, il ritratto fotografico di Cavour
non era solo una documentazione storica del personaggio, è
il Risorgimento stesso. Penso poi alle fotografie di fiori e piante
degli anni 1870 – 80, delle vere opere d’arte.
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